venerdì 23 ottobre 2020

Monkey Island 2



 Monkey Island 2  - 1991 - Versione Pc VGA


Il primo The Secret of Monkey Island è stato un gran gioco, non c'è nulla da dire. Ne ho già parlato qui e ho avuto modo di dire ampliamente quanto fosse divertente, d'atmosfera ed estremamente intrigante. Persino chi, come me, non ama particolarmente questo genere di avventure (i cosiddetti "punta e clicca"), spesso ha amato questo gioco al punto da averlo rigiocato più di una volta.



Ecco, il suo seguito, di cui ti sto parlando adesso, eredita in tutto e per tutto le stesse caratteristiche dal predecessore, rivelandosi di fatto altrettanto bello. L'unica differenza che personalmente mi ha fatto storcere un po' il naso è che qui Guybrush, il protagonista, si atteggia un po' troppo ed agisce con una certa sicumera, facendolo sembrare più un Larry Laffer in salsa caraibica che un ragazzino sfigato in cerca di fortuna. Certo, questo è un cliché classico nella narrazione (la trasformazione dell'eroe che da insicuro e pasticcione acquista sicurezza in se stesso fino all'eccesso), ma personalmente amavo e mi immedesimavo di più nel Guybrush ingenuo e modesto, mentre quello che abbiamo davanti in  questo si atteggia un po' troppo da veterano e da uomo vissuto. Almeno, a me ha dato quest'impressione.



Per il resto il gioco è assolutamente spassoso e d'atmosfera, come e meglio del primo capitolo, con più location, più enigmi e soprattutto è strapieno di trovate comiche geniali: da questo ultimo punto di vista Monkey Island 2 è molto superiore al primo capitolo, e non passerà un momento in cui non ti strapperà ben più di un sorriso.



La storia è carina anche se basata eccessivamente sulla meccanica della caccia al tesoro; il finale poi è diventato un classico anche se, va detto, lascia meno dubbi di quelli che in tanti si sono posti ai tempi in cui il gioco uscì. I personaggi sono bene o male gli stessi della prima avventura, pur con qualche ovvio ricambio, ma come sempre sono  tutti caratterizzati così bene che difficilmente li potrete scordare. Non ci sono troppe chiacchiere (una piaga che invece ha colpito tantissimi giochi di questo genere), e tutto fila liscio dall'inizio alla fine, fine che arriva al momento giusto, senza inutili orpelli come labirinti e simili, di solito messi lì solo per allungare il brodo.



Monkey Island 2 è, al pari del suo predecessore, un gioco meraviglioso sotto tutti i punti di vista. Anche la grafica originale a 32 colori per Amiga (su cui ci giocai la prima volta) è ancora bella a vedersi, mentre la versione VGA che ho rigiocato in questi giorni è veramente ciò che si può chiamare a buon diritto "pixel-art".

Caldamente consigliato, ma solo dopo aver finito il primo.



mercoledì 21 ottobre 2020

42050: Il Dragster

 


Set 42050 - pezzi 647 (anno 2016)


Un set Technic piuttosto recente, certamente non pessimo ma nemmeno troppo esaltante.

Le due caratteristiche principali sono 1) la presenza di due enormi copertoni posteriori, davvero belli e talmente grossi da essere assemblati molto vicini tra loro, prendendo quasi completamente la larghezza dell'intero modello, e 2) la carrozzeria azzurrina, molto ben fatta e completamente sollevabile per lasciare in vista il contenuto dell'auto.
C'è anche una leva che consente di posizionare l'auto come impennata sulle due ruote posteriore, tipica posa da "dragster". Essendo una dragster ovviamente non c'è differenziale e lo sterzo, seppur presente, non consente di fare grosse manovre: del resto questa è un'auto fatta per andare dritta alla massima velocità!



l modello è abbastanza ben fatto, solido benché leggero. Come ben sai non amo però queste costruzioni così leggere e prive di veri mattoncini, sanno di qualcosa di finto, anche se il risultato, come in questo caso, è più che sufficiente. Il motore è ben rappresentato coi suoi 8 cilindri ed è possibile anche motorizzare davvero il tutto, anche se non ho provato a farlo, più che altro per pigrizia.
In definitiva questo set non ha particolari difetti, ma d'altra parte non ci trovo nulla di particolarmente eclatante. Senza infamia e senza lode.

Se lo trovi sotto i 30 euro può valerne la pena.


Valutazione 6/10

Prezzo nuovo eur 60

lunedì 19 ottobre 2020

Fix it Felix Jr

 


Fix it Felix Jr - 2020 - Versione Commodore 64


Tra tutte le decine di film di animazioni che, grazie a Junior Barabba, mi sono di buon grado sorbito in questi ultimi anni, Ralph Spaccatutto probabilmente è quello che mi è piaciuto di meno, e sicuramente non vorrei rivederlo per nulla al mondo. Eppure la sua natura di derivato dal mondo dei videogiochi era, almeno sulla carta, vincente ed avevo grandi aspettative nei confronti di questa pellicola. Peccato.



In ogni caso pochi anni fa, in seguito all'uscita del film, fu "inventato" questo gioco di tipo arcade che sembra proprio uscire dal 1982, tanto ricorda Donkey Kong, Rampage, Burger TIme e giochi di quel tipo. Ho provato oggi la nuovissima versione per il Commodore 64 e devo dire che c'è tutto il feeling dei cabinati di quell'epoca d'oro, impreziosito da una realizzazione fantastica, con grafica curatissima e musiche eccezionali. Se fossimo ad esempio nel 1984 penso che le riviste del settore ad un gioco così avrebbero dato come minimo un voto sul 95%, e anche se a ben vedere c'è ovviamente poca profondità nel gameplay, l'immediatezza, il divertimento e l'ottima realizzazione tecnica innalzano questo gioco al rango di "classico". Peccato solo che sia arrivato un 35 anni troppo tardi. In ogni caso è da provare e da tenere tra i migliori titoli per la macchina Commodore.



giovedì 15 ottobre 2020

Hybris

 


Hybris - 1988 - Versione Amiga


Tra i vari spara spara a scorrimento verticale per Amiga probabilmente Hybris resta il mio preferito. Pur con i suoi limiti (di cui parlo tra poco) ritengo in fatti che questo titolo sia il più giocabile e divertente, al netto di una difficoltà non proibitiva e di un'ottima calibrazione delle proporzioni nelle dimensioni degli elementi di gioco, la velocità con cui si muovo proiettili e nemici, e non ultimo per la precisa risposta dei comandi.



Il gioco è diviso in tre lunghi livelli, graficamente non troppo vari (e questo è uno dei maggiori limiti del gioco) e privi di effetti particolari come parallassi o cambi di velocità, e quando si muore si riprende da un checkpoint appena precedente al tragico evento. Anche i nemici non sono troppo vari, così come i loro schemi di attacco, ma questo rende il gioco, per lo meno per i primo ciclo, alla portata di tutti. Certo non mancano i punti difficili, così come è anche vero che vengono regalate pochissime vite aggiuntive, ma arrivare al termine del primo ciclo è solo una questione di perseveranza e un minimo di perizia. 



Molto bella è invece la nostra navicella, potenziabile 4 volte, fino a diventare un po' tanto voluminosa ma in grado di sparare, soprattutto quando trasformata, ondate di proiettili che non lasciano scampo. Le trasformazioni effettuabili sono in numero limitato purtroppo, e quindi vanno conservate per passaggi particolarmente ostici, così come le immancabili smart bomb che per fortuna eliminano anche i proiettili dei nemici dallo schermo.



Un altro limite del gioco è ravvisabile nei boss di fine livello, che sono abbastanza sottotono. Insomma il gioco non eccelle in spettacolarità da nessun punto di vista, e questo potrebbe non piacere a tanti giocatori. Al contrario la musica di Hybris è invece anche più che spettacolare! Quella dei titoli è una delle più belle mai sentite, e non solo su Amiga, mentre l'accompagnamento durante il gioco è delegato ad un solo brano, ma anche questo è di ottima fattura.



In definitiva Hybris non è bello e spettacolare come, ad esempio, SWIV ma è dannatamente giocabile e divertente. I potenziamenti sono intelligenti e, se ben sfruttati, perfetti per regalare tante soddisfazioni. La musica non è certo fondamentale in un gioco come questo, ma è oggettivamente sensazionale e questo non guasta mai.





lunedì 12 ottobre 2020

Captive, un vero gioiello!



Captive - 1990 - Versione Amiga


Captive è un "dungeon crawler", cioè un gioco dove fondamentalmente bisogna avanzare attraverso dei labirinti, potenziando il party per poter sconfiggere nemici sempre più forti. Nel caso specifico il gioco è strutturato in missioni, terminata una missione si passa a quella successiva, per un totale di 9999 missioni i cui labirinti sono generati dalla macchina secondo un algoritmo pseudocasuale (cioè la prima missione, per esempio, ha sempre gli stessi labirinti ad ogni partita).



Se consideri che già solo la prima missione richiede qualcosa come almeno una trentina di ore per essere portata a termine, ed è ovviamente la più semplice, puoi capire come questo gioco si possa ritenere infinito! Certamente non ha nemmeno senso pensare di poter risolvere tutte le 9999 missioni (che hanno tutte lo stesso semplice scopo: trovare "noi stessi", visto che siamo imprigionati in una fortezza ma abbiamo la capacità di guidare il party - formato da 4 androidi - attraverso una sorta di telecomando fino al punto dove, trovatoci, potranno liberarci), ma prima di arrivare ad avere tutti i massimi potenziamenti per il nostro party è necessario finire almeno una manciata di missioni, per cui ritengo che, se piace il genere, questo sia uno dei titoli più indicati da portarsi sulla famosa isola deserta!



Personalmente io adoro questo gioco, e lo metto tranquillamente tra i primi 10 della mia personale classifica dei titoli più belli di tutti i tempi. E' uno di queipochi giochi che ogni tot anni riprendo e cerco di portare in fondo, in questo caso almeno fino al compimento della prima missione. Ha un livello di difficoltà altissimo, con nemici che ti massacrano allegramente e con risorse, per riparare i droidi, sempre molto risicate. Anche la gestione del party è tutt'altro che semplice, ma proprio per questo Captivi in alcuni frangenti è in grado di angosciare, se non terrorizzare, il giocatore, anche grazie ad un sonoro inquietante: mi è capitato di giocarci in un periodo un cui avevo la febbre, e questo mi ha causato veri e propri incubi notturni ambientati nel gioco, una cosa che non mi è mai capitata con nessun altro gioco mai!




Al di là degli aspetti personali, è impossibile non apprezzare la cura e la varietà riposta nella creazione degli ambienti, delle armi e, soprattutto, dei nemici che popolano i livelli di gioco. Ogni elemento è studiato e implementato con perizia così come ogni meccanica, i negozi, l'acqua, i pezzi dei droidi, le sonde, gli esplosivi, le armi rimbalzanti, la mappa dei pianeti, l'automapping, le telecamere che possono essere lasciate nei labirinti ecc. Insomma non c'è elemento che non lasci a bocca aperta pensando che questo gioco è il frutto del lavoro di un solo uomo, il mitico Antony Crowther.



Io adoro Captive e anche adesso che ne sto scrivendo mi sale la voglia di andarci a giocare. Peccato che sia un titolo fruibile unicamente con mouse e tastiera, perché se ne esistesse una versione portatile penso che non giocherei ad altro!

L'unico difetto che ha questo gioco secondo me è la ripidissima curva della difficoltà. Già il terzo labirinto (su 9) della prima missione è molto difficile ed è piuttosto intricato, il quarto poi è un dedalo incasinatissimo ed enorme, pieno di nemici velocissimi e letali. Sarebbe stato opportuno che almeno la prima missione avesse labirinti contenuti e lineari, per poi aprirsi con cattiveria solo dalla seconda missione. In ogni cao è ottima la versione per Amiga, discreta anche quella per MS/DOS, ma il layout dei tasti, in questo ultimo caso, non è l'ideale per sessioni di gioco intensivo.