Dragon Ruins II - 2025 - Versione PC
Dragon Ruins II è un dungeon crowler davvero elementare, di quelli in cui si gira la visuale su sé stessi solo a tacche di novanta gradi e si incede per i dungon a passi di una casella alla volta. Insomma i classici giochi alla Dungeon Master o Eye of the Beholder, per capirci. L'ho definito "elementare" però per tutta una serie di caratteristiche che lo rendo piuttosto rilassante ed estremamente banale nelle sue meccaniche. Prima di analizzare queste sue caratteristiche di gameplay però vorrei un attimo parlare dell'aspetto tecnico e artistico di questo gioco, che è (quest'ultimo) il vero motivo per cui Dragon Ruins II ha comunque una sua dignità all'interno di questo nutrito parco di gioci alla Dungeon Master.
Se dal punto di vista della programmazione siamo davvero a dei livelli hobbistici (con menù spogli in stile 8-bit, e praticamente nessuna animazione su schermo), l'aspetto grafico dell'immaginario di gioco è invece, per quanto minimale, molto affascinante. Abbiamo le immagini che ritraggono i personaggi e i nemici che sembrano uscite da un libro illustrato fantasy degli anni '80, con pose molto dinamiche, fantasie grottesche e visi carismatici. Il labirinto poi, pur vantando solo cinque o sei ambientazioni differenti riproposte con diverso cromatismo, è rappresentato con una grafica monocromatica a soli due colori che ricorderebbe le immagini generate da computer a 8-bit come lo Spectrum o l'Apple II se non fosse mossa in 3d con un motore grafico in tempo reale. Questa caratteristica del motore 3d è assolutamente inutile visto che ci si sposta per caselle, ma dona morbidezza ai movimenti e soprattutto rende le immagini statiche mai completamente uguali le une con le altre, visto che la visuale tende un po' a diseallinearsi sui due assi. L'effetto va visto per essere capito. E' una sottiliezza, ma ha un suo perché. In ogni caso questa grafica monocromatica, accompagnata con delle meravigliose musiche ambient molto synth, regalano un'atmosfera incomparabile. E questo è il vero punto di forza del gioco: la sua atmosfera.
L'aspetto ludico invece è piuttosto gracile, ma va detto che almeno per un po' funziona. Esplorando in giro per il labirinto andremo a completare in modo automatico una mappa del dungeon e gli incontri casuali coi nemici (che sono quasi sempre pronti a saltarti addosso dietro ad una porta) si risolvono con totali automatismi, al punto che il gioco fa tutto da solo anche se continui a esplorare in giro, cioè non è necessario fermrsi per attendere l'esito di uno scontro. Considerando che i nemici non si rigenerano (tranne ad intervalli di tempo fissi, e molto lunghi), qualora ti trovassi in difficoltà con il party che ha pochi punti vita o addirittura con qualche membro defunto, ti basterà tornare sui tuoi passi verso l'uscita senza rischiare nulla. Una volta uscito del dungeon sarai automaticamente curato senza alcuna penalità.
Questo meccanismo mortifica un po' il divertimento e ben presto tutto si riduce ad una routine di questo tipo: si accetta una missione, si progredisce raccogliendo esperienza, loot e denaro, si torna indietro a curarsi, si spende denaro per livellare o fare qualche miglioramento alle dotazini, e si torna nel labirinto fino al momento in cui affronti il boss e passi alla missione successiva. Tutto questo lo puoi fare praticamente all'infinito.
In definitiva non posso dire di non aver apprezzato Dragon Ruins II. Il gioco ha un'atmosfera che si taglia col coltello, ed è capace di riportare giocatori vecchi come me a quelle sensazioni che si provavano davanti ad ogni nuovo gioco fantasy a metà degli anni '80. Se solo ci fosse stata più varietà, più dungeon, più oggetti e più cose da fare avrei anche sopportato maggiormente l'intrinseca inconcludenza dei un loop di gioco così banale e di dungeon a volte davvero poco ispirati. Così com'è non so se consiglierei di spenderci soldi, ma se ne hai la possibilità - e sei un vecchio nostalgico - un'occhiata ti direi che vale la pena di dargliela.




















































