giovedì 5 febbraio 2026

Gravitar: Recharged

 


Gravitar: Recharged - 2022 - Verisione Pc Windows

Questa versione "moderna" del classico Atari riprende in toto, almeno nella sua modalità "arcade", il gameplay dell'originale, ovviamente ampliandolo in quantità e migliorandolo enormemente in qualità. Ed esattamente come capitava con l'originale il più grande scoglio che si affronta giocando a Gravitar (che è poi anche la caratteristica che lo contraddistingue e che gli dà il nome) è che il giocatore deve costantemente lottare contro l'accelerazione di gravità che spinge la navicella in una certa direzione, se abbandonata a sé stessa, ed è quindi costretto a tenere conto di questa deriva ogni volta che deve manovrare il proprio mezzo.


Chiaramente il gioco non è impossibile da governare, ma ci vorrà più di qualche partita per assimilare la fisica presente nel gioco e arrivare a muoversi in modo naturale tra le pareti dei cunicoli che compongono i pianeti e tra i numerosi nemici (entrambi ugualmente letali). La domanda è sempre la stessa però: vale la pena oggi sbattersi così tanto per assimilare i comandi in quello che, per il resto, è un normalissimo gioco arcade?


In ogni caso questo rifacimento ha un'atmosfera molto interessante, con grafica minimale ma molto stilosa, e un comparto sonoro, tra musiche new-age ed effetti sonori ovattati, che lascia il segno. Non essendo mai stato un amante del gioco originale (che ho sempre visto abbastanza da lontano) non mi sono lasciato ammaliare più di tanto, ma sono certo che gli amanti dei giochi arcade, dove l'abilità di manovra è tutto, possono trovare in questo remake pane per il loro denti e una piacevole esperienza retrò.



lunedì 2 febbraio 2026

The Last Remnant

 


The Last Remnant - 2008/2009 - Versione Xbox360 e Pc Windows

The Last Remnant è un gioco che può piacerti moltissimo oppure può farti cagare, tutto dipende da quanta pazienza hai e da quanto ti lasci affascinare dal suo sistema di combattimento così originale. A me, ad esempio, questo gioco è piaciuto moltissimo nella sua versione per Xbox360 quando lo comprai nel 2009, talmente tanto che poi lo presi un paio di mesi dopo anche per PC, dove - grazie ad una caratteristica di cui tra poco ti racconto - sono riuscito a portarlo a termine.


Su Xbox360 il gioco era bellissimo a vedersi e sentirsi, potenzialmente divertentissimo da giocare, ma aveva un grandissimo handicap: le battaglie - che sono l'elemento preponderante in questo titolo - erano di una lentezza esesaperante. Tieni presente che non è infrequente che, soprattutto da metà gioco in avanti, ci siano 15 personaggi del nostro pary contro altrettanti nemici, e questo si traduce nel dover assistere a trenta (a volte anche di più) animazioni di attacco solo nel primo turno di battaglia! Per quanto i combattimenti siano belli da vedere, la cosa si fa in fretta esasperante. E come detto, è necessario fare tantissime battaglie durante le sessanta e passa ore necessarie per terminare la storia.


Per fortuna la versione PC introdusse come prima cosa l'opzione "turbo", che rende le battagle quattro volte più veloci. Ma anche così, dopo venti o trenta ore di gioco, potresti facilmente arrivare a perdere la pazienza. Anche perché il sistema di livellamento del party, per quanto stratificato, è lento e poco chiaro... sembra che le cose accadano un po' a caso, da questo punto di vista, cosa che poi si riflette anche negli ordini da dare alle unità in battaglia. Insomma, questo gioco sembra non lasciare molta libertà al giocatore, che davanti a così tante unità schierate magari avrebbe preferito monitorare i progressi delle unità in modo più specifico, e allo stesso modo vorrebbe impartire ordini più particolareggiati alle unità durante i combattimenti, invece di cose selezionare azioni generiche come "finiteli in un colpo solo" o "mantenete alti i punti vita".


Ma d'altra parte è proprio questo il fascino di The Last Remnant. Il giocatore è più che altro un "generale" che impartisce ordini e resta a guardare quello che succede. E infatti per la maggior parte del tempo si resta a guardare. All'epoca forse poteva andarmi bene, visto lo splendido comparto tecnico. Oggi invece ne ho sofferto. Come detto la grafica è bella (pur trattandosi di un gioco che ha quasi vent'anni), per cui è un bel guardare, ma certamente non lascia più a bocca aperta come vent'annoi fa.


Le numerose città, benchè atomizzate in scenari minuscoli, sono spettacolari. I combattimenti sono coreografici e ricchi di belle animazioni. Gli scenare all'aperto sono dignitosissimi, mentre i dungeon, per contro, sono davvero spogli. Alcuni sono migliori di altri, ma tutti quanti appaiono in molti casi schematici e quindi irrealistici. Il sonoro poi è eccellente, con musiche stratosferiche, recitazione in inglese migliore di tante fatte su giochi ben più recenti, ed effetti sonori azzeccati. Insomma il gioco è ancora più che valido. Ma ha questo problema dell'eccessiva ripetitività degli scontri, che è necessario tra l'altro fare in quantità enormi perché altrimenti, se non si è abbastanza livellati, si finisce molto molto male contro i boss più forti.


In definitiva, pur ricordando la problematica della lunghezza e ripetitività degli scontri, devo ammetere che avevo un ricordo di questo gioco un po' più avvincente e vario. Probabilmente The Last Remnant non è invecchiato molto bene, ma resta comunque un titolo estremamente originale e ricco di idee, con una realizzazione e una cura generale che ne fanno comunque un'esperienza da provare.




giovedì 29 gennaio 2026

Vaporum

 


Vaporum - 2017 - Versione Pc Windows

Finalmente ho trovato un dungeon crawler degno di Grimrock e, soprattutto, degno del meraviglioso Dungeon Master! Vaporum ricalca molto bene quello che, a mio parere, deve essere un gioco di questo genere, in quanto ha quasi tutte quelle caratteristiche che io trovo ideali per godere appieno di un esperienza di questo tipo: non è dispersivo, non è criptico, non ti fa mai sentire veramente perso (anche grazie al fatto che c'è l'automapping), non ti fa mai sentire un perfetto idiota (si può variare la difficoltà dei combattimenti a piacimento), alterna bene le fasi di esplorazione con quelle di combattimento, e ti permette di vivere un'avventura avvincente e piena di atmosfera e mistero.


Inziamo col dire che Vaporum non è un gioco enorme, anzi, ed è per l'appunto decisamente lineare. E secondo me questo è un punto a suo favore. Per la quasi totalità del tempo si deve solo cercare il modo di raggiungere l'ultimo livello del dungeon per poi affrontare il nemico finale. Naturalmente progredendo si scoprono dettagli della trama che, come spesso dico, serve solo a tenere alta l'attenzione di chi dovesse non apprezzare eccessivamente l'impianto ludico. Una storia c'è, ha anche un senso, ma per fortuna si limita ad essere raccontata con note scritte o vocali che si possono ritrovare disseminate in giro come nel più classico dei giochi di avventura. Alcune di queste note però  sono essenziali in quanti riportano codici che servono per risolvere enigmi necessari per proseguire nel nostro percorso.


In questo gioco raramente si torna sui propri passi o si risale ai piani precedenti. E se vogliamo qui posso sottolineare uno dei pochissimi difetti di questo gioco: se si cade in un buco nel 99% dei casi si muore, mentre sarebbe stato molto più bello riemergere nel livello sottostante. Ma queste, ammettiamolo, sono quisquiglie. Il percorso non è comunque sempre diritto: proprio come ci ha insegnato Dungeon Master alle volte si aprono più strade da esplorare una alla volta. Come detto c'è l'automapping, ma può anche essere disabilitato e tornare così agli anni '80 e fare i cartografi a mano!


La grafica però non è affatto da anni '80. Vaporum è certamente un gioco indy e ha già 9 anni sul groppone, ma fa ancora la sua porca figura, con grafica dettagliata, animata e illuminata in modo molto realistico. Io l'ho trovata perfetta per rievocare una fantascienza steampunk davvero d'atmosfera e mi ha ricordato in molti frangenti quel capolavoro che è Captive, al punto che mi sono immaginato che splendore sarebbe fare un remake di Captive con questo motore grafico... ma questo è un altro discorso. Comunque dimenticati di trovare due corridoi uguali in questo gioco. 


Il sonoro è sugli stessi livelli della grafica (con qualche stacco musicale di quelli "pompa adrenalina" durante i combattimenti che mi ha un po' deluso) e anche il design dei livelli e degli enigmi mi ha particolarmente convinto. Pur essendoci l'automapping, mi sono trovato in più occasioni a dover prendere appunti su carta per risolvere puzzle basati su pulsanti o pedane a pressione (cosa che mi ha divertito tantissimo). I pulsanti segreti poi sono talmente ben nascosti che a volte li ho trovati solo dopo cinque o sei volte che ci sono passato davanti.


Ora però passerei a quello che secondo me è il vero difetto di questo gioco, che poi si riflette anche nel divertimento durante i combattimenti: il party.... non è un party! In questo gioco si impersona un solo personaggio, che è fisso, ha un suo nome e che all'inizio può solo scegliere quale delle tre tute indossare, cosa che funge un po' come una scelta di classe di appartenenza. A parte questa scelta iniziale, salendo di livello di possono scegliere alcuni rami di potenziamento na non si otterrà mai abbastanza esperienza per massimizzare tutto. Questo certamente diversifica l'esperienza del singolo giocatore, ma non sarà mai altrettanto avvincente e variegato come gestire un party di quattro persone. 


La cosa si riflette nei combattimenti,  dove si potrà applicare la tecnica del "balletto", quella dell'inditerggiare sparando o lanciando tutto quello che si ha a disposizione e quella del cunicolo dove affrontare un solo nemico alla volta, ma oltre a questo addio a scelte tattiche sinergiche  tipiche della gestione di un party. È interessante notare però che è possibile fermare il tempo e decidere con calma come agire: una piccola aggiunta quasi inutile ma che può aiutare i giocatori meno scafati.


Al netto di tutto però Vaporum mi ha conquistato. La presenza di trappole, pedane, pareti mobili, pulsanti segreti, sequenze di interruttori da premere ecc mi ha ricordato i migliori esponenti di questo genere, arricchiti però da una grafica molto piacevole e da un ottimo design dei livelli e degli enigmi. La presenza di un vero party lo avrebbe reso un gioco quasi perfetto ma anche così è un gran bel emulo di Dungeon Master.





martedì 27 gennaio 2026

Lies of P

 


Lies of P - 2023 - Versione Playstation 5

Ho regalato Lies of P a mio figlio più di un anno fa, vista la sua passione per i souls-like e dal momento che ne avevo sentito parlare molto bene: le recensioni ne parlavano come un di un gioco derivativo ma fatto estremamente bene, un degno successore dei giochi From Software, un'esperienza immancabile per chi mangia pane e Dark Souls ma che comunque meritava l'attenzione di tutti. In realtà non so bene perché non ho mai sentito una gran voglia di giocarci. Forse perché una volta avevo visto un breve filmato e non mi aveva impressionato. O molto più probabilmente perché un'altra volta avevo letto in una recensione che il gioco richiedeva un tempismo perfetto per parare i colpi, un po' come si fa in Sekiro... ed ecco qui la parola magica: Sekiro! Un gioco che ho iniziato tre volte e che dopo qualche ora ho sempre immancabilmente mollato per manifesta incapacità! Sekiro mi dà dolore fisico anche solo a sentirlo nominare. Sekiro è stata una mia sconfitta, il primo gioco che mi ha fatto veramente sentire un inetto.


Probabilmente ho trasferito il mio odio e la mia frustrazione anche su Lies of P... ed è stato un errore enorme! Lies of P ha davvero pochissimo a che fare con Sekiro e anche questa meccanica della parata perfetta è talmente poco importante nel gioco che si può bellamente evitare di impararla. Certo, in questo modo alcuni boss diventano molto più difficili da battare, ma per il resto il gioco rimane tranquillamente fruibili anche con un approccio più classico, alla Dark Souls.


Ma andiamo con ordine. Lies of P non è solo un souls-like ma è un vero e proprio clone dei giochi From software. Per ambientazioni e meccaniche di gioco Lies of P è l'unione perfetta di Dark Souls 3 con Bloodborne: non esagero, sembra davvero un Bloodborne 2 o un Dark Souls 4. Stessa qualità, stessa bellezza artistica e grafica, stesse meccaniche quasi identiche (al netto di qualche aggiunta)... stesso tutto! Ed esattamente giocabile e magnetico come i giochi a cui si ispira!


All'inizio l'ambientazione è praticamente fotocopiata da Bloodborne, ma mano a mano che si avanza si nota un sempre maggiore avvicinamento al look più medievaleggiante di Dark Souls, salvo che i nemici hanno quasi sempre una loro spiccata originalità, basandosi su componenti meccaniche o comunque artificiali. La famosa "lore" che tanto ha reso celebre il dipanarsi della trama dei giochi From Software qui è meno oscura e legata agli oggetti, ma le varie quest e le interazioni con i personaggi non giocanti rimangono comunque abbastanza accennate e lasciate all'intuito del giocatore.


Proprio cmoe accade nei succitati giochi, Lies of P non è un gioco davvero difficile. Una volta acquisita un po' di perizia coi comandi e una volta che si sa come affrontare i vari nemici tutto diventa abbastanza semplice. Per chi come me ha molta esperienza con questo genere di giochi, le prime ore di Lies of P sono quasi una passeggiata: non sono praticamente mai morto se non contro i boss, e non mi considero di certo un giocatore "pro". Ovviamente le cose si complicano mano a mano che si procede nel gioco ma, a parte alcuni boss che secondo me sono anche eccessivamente punitivi (oppure sono io che non li ho saputi leggere in modo opportuno, non essendo capace a fare le parate perfette), basta procedere con prudenza e sapendosi anche ritirare quando opportuno, per non rimanere mai davvero bloccati.


Tutto questo per dire che Lies of P non è solo un bel gioco, ma anche un souls-like fantastico. Lungo il giuso, vario il giusto, oscuro il giusto (per esempio: ci sono 30 tipi di armi ma alla fine ho fatto quasi tutto il gioco con le stesse due...), impegnativo il giusto, spettacolare il giusto. Con l'ultima zona del gioco davvero strepitosa per verticalità e ricchezza di cose da fare. Insomma questo gioco mi ho totalmente convinto e non posso che consigliarlo a tutti gli orfani dei giochi From Software.



sabato 24 gennaio 2026

Screamer

 


Screamer - 1995 - Versione Pc MS-DOS

Di Screamer ne parlavano tutti bene ma a me, che l'avevo provato a casa di Luca e poi a casa mia, non mi aveva così impressionato. Oggi capisco perché: semplicemente sulle nostre macchine Screamer non "girava" bene, andava a scatti, era in bassa risoluzione e settato col dettaglio al minimo e tutto questo metteva in risalto anche il pop-up che "costruiva" la pista davanti ai tuoi occhi in un orizzonte neanche troppo lontano. Praticamente avevo assistito ad una versione brutta e zoppa di un gioco che oggi, sotto DOS-box, va fluidissimo, in SuperVGA e col massimo dei dettagli.


E quindi oggi ho visto praticamente un altro gioco, qualcosa che effettivamente arriva molto vicino all'esperienza di un Ridge Racer, con una grafica imponente e una giocabilità che, al netto dei comandi non proprio calibratissimi (peggiorati dal fatto che ho dovuto giocare usando la tastiera), è comunque interessante, il tutto supportato da un impianto tecnico impressionante se pensiamo che Screamer ha ormai più di trent'anni e che gira sotto Dos.


Capisco quindi l'esaltazione di chi ha recensito questo gioco all'epoca, e capisco che costoro possano aver chiuso un occhio davanti a qualche difettuccio abbastanza evidente quale il già citato pop-up (comunque presente anche nei giochi prodotti da Sega degli anni '90), i comandi "un po' così" e le piste che, per quanto graficamente spettacolari, non sono proprio il massimo dal punto di vista del design. In definitiva forse Screamer non è invecchiato benissimo, ma per chi come me all'epoca non avesse potuto giocarlo nel pieno del suo potenziale oggi è un titolo da provare e godere, se non altro per  il gusto di poter finalmente vedere il gioco che avrebbe dovuto essere anche sul tuo misero PC dell'epoca.



mercoledì 21 gennaio 2026

Whacking Hell!

 


Whacking Hell! - 2023 - Versione Pc Windows

Ultimamente mi ha preso questa fissa per i giochi in stile Vampire Survivor, che poi sono giochi d'azione vagamente "rogue-like", in cui si vaga per mappe più o meno grosse e più o meno vuote (salvo qualche baule) facendo fuori centinaia di mostricciattoli. Praticamente non bisogna fare altro che schivare il contatto con questi mostri e collezionare esperienza e risorse sparse per il campo di battaglia.


Il fatto che il nostro eroe spari in automatico fa pensare ai più che giochi come questi siano stupidi. In realtà richiedono una certa perizia, e in particolare questo Whacking Hell! necessita di un po' di bravura nel fare lo slalom tra i nemici, che in alcuni casi ci corrono incontro velocissimi. Non mancano anche i soliti poteri che partono da effetti risibili fino a diventare estremamente letali attraverso ogni "upgrade" raccolto, non mancano i boss e non mancano abilità e potenziamenti da sbloccare in modo permanente.


Di primo acchitto Whacking Hell! sembra un gioco orrendo, animato male, con una grafica solo un pelo migliore di quella di Vampire Survivor. E tra l'altro utilizza dei suoni chiaramente "rippati" da Terraria. In realtà giocandoci si scopre che questo gioco non è così male e infatti mi ha divertito per qualche ora. Poi però tutto diventa abbastanza velocemente ripetitivo, certamente di più di quanto accade con altri giochi dello stesso tipo, e quando sono arrivato a vedere tutti e tre gli scenari mi è rapidamente passaro ogni interesse. In ogni caso se ti piace il genere, Whacking Hell!  è da prendere in considerazione.




lunedì 19 gennaio 2026

The Fall of the Dungeon Guardians



The Fall of the Dungeon Guardians - 2015 - Versione Pc

The Fall of the Dungeon Guardians è un classico esempio di quei giochi che in un primo momento mi hanno esaltato moltissimo e poi, una volta apprese e padroneggiate le meccaniche, si sono rivelati molto meno intriganti e divertenti di quanto avevo immaginato. Partiamo col dire che questo titolo è il classico gioco all "Dungeon Master", con grafica aggiornata al 21° secolo e in generale con un aspetto forse anche migliore di quello che abbiamo visto nella serie Grimrock (vedi le mie recensioni qui e qui).


Sulla carta il gioco è davvero un sogno per quelli che come me amano i "dungeon crawler" con movimenti a caselle. A parte l'ottimo comparto grafico,  The Fall of the Dungeon Guardians risulta interessante anche per come il dungeon è strutturato e per il fatto che una volta tanto nella nostra avventura si parte dal fondo per riguadagnare la superificie e fare fuori, nel percorso, i progionieri fuggiti dal suo interno. Si parla di venti livelli, ricchi di passaggi, enigmi, pulstanti nascosti, oggetti ed equippaggiamenti da ritrovare e utilizzare.


I nostri eroi hanno una gran quantità di abilità e incantesimi da imparare e utilizzare, ci sono tanti nemici e boss che ci aspettano per farci la festa e tutto insomma sembra orchestrato alla perfezione per farci vivere ore e ore di esplorazione e divertimento. I problemi nascono però quando si deve combattare. E' encomiabile che gli sviluppatori abbiano voluto fare in modo che i combattimenti non si riducessero ai soliti "balletti in tondo" del tipo: colpisco, mi sposto, mi giro, attendo che il nemico mi segua e ricolpisco eccetera. Ma l'alternativa che hanno introdotto non è affatto divertente.


In sostanza si resta fermi davanti al nemico, spostandosi al massimo ogni tanto in caso di attacchi particolari da schivare. Ma le battaglie sono per lo più estremamente statiche e si risolvono mettendo costantemente il gioco in pausa e assegnando abilità ai membri del party che le eseguiranno in sequenza. Ovviamente si possono cambiare gli ordini in ogni momento per raddrizzare situazioni che si stanno mettendo male, facendo in modo ad esempio che il "tank" del gruppo attiri su di sé l'attenzione del nemico mentre gli altri si curano o caricano incantesimi. Ma nella sostanza questo sistema è una noia.


Le strategie adottabili a mio parere sono estremamente limitate e quindi l'ennesimo scontro, anche quello più semplice e dozzinale, alla fine è una pena da affrontare e vorresti evitarlo. I mostri elite e i boss in compenso sono spesso veramente ardui per cui una battaglia con questi nemici (che ricordo che è strutturata con continue pause tattiche) diventa lunghissima e - personalmente - non mi diverte affatto. Probabilmente avrei apprezzato maggiormente una via di mezzo: ok usare abilità e mettere la pausa, ma molto meglio sarebbe stato anche poter fuggire, tendere agguati, attirare su trappole o anche semplicemente scansare gli attacchi. In definitiva arrivato a due terzi di questa avventura, ho abbandonato il gioco. Magari sono io a non aver compreso appieno il gioco, ma dopo tante ore di esplorazioni e battaglie sono rimasto veramente deluso.



sabato 17 gennaio 2026

Mickey Mouse (TGM#001)

 


Mickey Mouse - 1988 - Versione Amiga

Altro gioco recnsito su TGM volume 1, questo Mickey Mouse sulla rivista fu testato in realtà utilizzando un Atari ST, ma so per certo che la versione Amiga con la quale mi sollazzai all'epoca era praticamente identica a quella dell'altra macchina, trattandosi di un porting diretto da quella versione (come accadeva spesso negli anni '80). Anche perché non riesco ad immaginare un gioco "nativo" per Amiga che potesse muoversi in modo così poco reattivo e con una musica così minimale: doveva trattarsi per forza di qualcosa di derivato da una macchina sotto certi versi inferiore come, a tutti gli effetti, era l'Atari ST, altrimenti non si sarebbe potuto spiegare!


In ogni caso, vogliamo parlare del voto 89% che gli affibbiarono sulle pagine di TGM? Partiamo dalle basi: certamente possiamo dire che il gioco sia colorato e ricco di personaggi Disney animati benino, ad iniziare dal protagonista che, ovviamente, è Topolino. Anche se, va detto, il tutto mi ha sempre lasciato quell'impressione in bocca di "forzatura". Non so come spiegarlo, ma è la stessa sensazione che avevo giocando ad esempio a The Flintstone sul Commodore 64, e cioè quell'impressione che i personaggi rappresentati sullo schermo non c'entrino nulla con quello che stiamo facendo nel gioco, e che quindi in realtà stiamo muovendo dei pixel truccati per sembrare quello che non sono, come se i protagonisti fossero degli attori conciati da cosplayer.


Comunque la grafica non è male, se pensiamo che è un gioco per home computer uscito nel 1988. Il sonoro invece è abbastanza scarso, con una musichina suonata male e molto ripetitiva, probabilmente perché derivante da quella dell'ST. Il gioco va, come detto, un po' al rallentatore e spesso il nostro personaggio è estremamente goffo quando deve saltare o mirare a qualche nemico.


Il gameplay non è molto vario ma comunque presenta quattro o cinque diverse sezioni ludiche, tutte molto elementari e che si ripetono diventando via via sempre più ostiche (per lo più per la presenza sempre maggiore di nemici). Roba per bambini, sia chiaro, ma all'epoca mi divertì per qualche partita pur se l'impronta platform non mi ha mai esaltato più di tanto.


E quindi questo benedetto 89% è meritato? Assolutamente no, ma Micky Mouse non è comunque un brutto gioco, anzi per l'epoca era un prodotto dignitoso e abbastanza giocabile, anche se in molte cose sapeva già di vecchio. In definitiva per me era un gioco da 7, più adatto ai bambini che agli adulti, ma oggi sfido qualcuno nel trovarlo ancora interessante da giocare. Purtroppo ha fatto il suo tempo.




mercoledì 14 gennaio 2026

10361: Holiday Express Train

 


Set 10361 - anno 2025  (939 pezzi)

Ecco il consueto appuntamento annuale con il set natalizio, quello che va ad arricchire il "winter village"- il villaggio nevoso, che come ogni anno mi arriva ad ottobre ma che io vado ad aprire solo la mattina di Natale. Quest'anno probabilmente è anche l'ultima volta che compio quest'atto tradizionale in quanto, ahimè, ho terminato lo spazio nelle vetrinette e nel mio winter village non ci entra più nemmeno uno spillo. Quindi, a meno di un set clamoroso, non credo che nel 2026 aquisterò il prossimo pezzo di questa collezione.


Detto questo passiamo ad una veloce disamina di questo trenino che, lo ricordo, è il secondo trenino natalizio ad entrare a far parte della serie. Quello precedente (recensito qui) è estremamente simile, al punto che quello nuovo è quasi un doppione, essendo costituito anch'esso da motrice in stile treno a vapore, carrellino del carbone, carrello "merci" (con un grosso orso polare al posto dell'albero di natale) e un vagoncino passeggeri in stile natalizio. Esattamente come nel set precedente c'è spazio per una panchina con lampione, qualche giocattolo e un po' di binari. Insomma i due set sono davvero sovrapponibili, e tra i due trovo quello vecchio un pochino più bello e soprattutto più originale, e conta pure un omettino in più, anche se il set del 2025 ha qualche piccola parte mobile che si mette in moto quando il treno cammina (le braccia dell'orso e il fumo della ciminiera).

Valutazione 8/10

Prezzo nuovo eur 120