Il mio Atari 2600
Nel 1982 il giovane Barabba aveva 11 anni e realizzò il suo sogno di avere una sala giochi in casa quando gli fu regalato l'Atari 2600, detto anche Atari VCS, la stessa macchina che aveva il suo vicino di casa e con il quale poteva quindi scambiarsi i giochi. La "macchina dei sogni" arrivò in casa sua con la cartuccia di Defender, non certamente il suo gioco preferito, non certamente il miglior porting che poteva essere fatto per una console casalinga, ma che per lui fu comunque accolto come una meraviglia.
Nei 30 mesi durante i quali la console restò a casa mia mi furono comprati/regalati solo una mezza dozzine di cartucce (dette anche "cassette"), tra cui per fortuna anche il Supercharger della Starphat (con il quale mi sono potuto copiare su cassetta una decina ulteriore di giochi), però il mio vicino di casa era più ricco e quindi mi prestò almeno una dozzina di altri giochi, visto che a lui arrivavano cassette in maggior quantità. Per farla breve in quel periodo la console fu il mio giocattolo d'elezione, fu la mia compagna di giochi, e anche se per lei mi arrivarono in totale poco più di venti titoli con cui giocare, furono tutti giochi con i quali trascorsi infinite ore e dei quali conservo tanti splendidi ricordi. Ad esempio ricordo il mio compleanno del 1984: ero a letto con la varicella, mentre la mia classe era in gita a Firenze e io mi consolai giocando a Pole Position per giornate intere fino alla sera che stavo ancora più male! Ricordo le mattine d'estate in cui mi alzavo molto presto per giocare a Phoenix e Miss Pacman prima di andare alla spiaggia. O le partite a Phaser Patrol, con l'ausilio di mia sorella che mi alzava e abbassava gli scudi alla bisogna. E come dimenticare l'emozione di aver finito Survival Island dopo aver mappato ogni centimetro di quell'isola? O i pomeriggi trascorsi, dopo i compiti, a giocare a Defender in cucina vicino a mia madre che stirava? I doppi a River Raid e a Mario Bros con il mio vicino, le sere d'estate con Jungle Hunt, e i pomeriggi piovosi d'inverno con Berzek... insomma c'è una parte splendida e felice della mia infanzia legata a questa console. Però quando arrivò il Commodore 64 con le sue centinaia di giochi che mi ero copiato su musicassetta con il Turbo Tape, così belli e così all'avanguardia rispetto ai migliori giochi per VCS, fui costretto a liberarmi del vecchio giocattolo per far posto a quello nuovo. Dovetti vendere il mio Atari 2600.
Ero sicuramente dispiaciuto nel doverlo fare, ma mi consolò il fatto che a comprarselo fu mio zio di Como, e quindi sapevo che sarebbe finito nelle mani affidabili dei miei cugini, certamente capaci di trattarlo con cura. Dissi addio alla mia compagna di tante avventure ma ero solo un tredicenne innamorato del suo fiammante Commodore 64 e di tutto quello che comportava il possesso di quel fantastico home computer, per cui dimenticai l'Atari praticamente subito. Uno dei miei cugini però ha recentemente ritrovato in soffitta quel ferro vecchio, ormai privato dei controller originali, ma ancora assolutamente identico a come lo avevo lasciato: gli stessi adesivi pacchiani, gli stessi paciughi fatti coi pennarelli indelebili... insomma ha ritrovato la mia vecchia compagna di giochi e me l'ha fatta recapitare in casa! Dopo oltre quarant'anni ho potuto così nuovamente stringere tra le mie mani uno dei giocattoli più straordinari e amati della mia vita, e non semplicemente un esemplare qualunque di quell'oggetto, ma esattamente quello che fu mio, quello fatto dagli stessi atomi e che ha sulla pelle i segni storici della nostra convivenza. E' una cosa emozionante, non solo perché sono passati tanti anni, ma anche perché davo quest'oggetto come perduto, mai avrei pensato che dopo tutto questo tempo sarebbe tornato ta le mie mani. E' come aver recuperato una parte di me (e della mia infanzia spensierata) che era andata perduta quando la console mi fu portata via. Non parlo dei giochi (a quelli ci rigioco spesso e volentieri con gli emulatori), parlo di un'oggetto fisico che ha condiviso con me spazio, aria e momenti felici. Qualcosa che non è spiegabile facilmente a parole, ma ho vissuto questa vicenda come un vero e proprio ricongiungimento con qualcuno a cui hai voluto molto bene e che pensavi perso per sempre.

















































