mercoledì 31 ottobre 2018

Welcome to the suicide express


Suicide Express - 1985 - Versione C64


Anthony Crowther è un grande autore e ci ha portato tra gli altri anche quel capolavoro che è Captive, uno tra miei giochi preferiti di sempre e di cui un giorno forse vi parlerò.
Ma è anche un gran bastardo, perché ci ha dato anche questo Suicide Express, che è davvero un gioco impossibile.
Fondamentalmente abbiamo la riproposizione in chiave futuristica di un suo gioco precedente chiamato "Loco", in cui si guidava un trenino a vapore per la campagna, sulle note di una riproduzione di EquinoxIV di J.M.Jarre (scelta azzeccatissima, secondo me). Allo stesso modo Suicide Express ci fa correre su una locomotiva, questa volta dall'aspetto futuristico e attraverso una landa aliena, in una pericolosa corsa verso.... i 100.000 punti! Il gioco infatti si conclude raggiunto questo punteggio oppure... terminando le poche vite a disposizione, cosa che normalmente accade dopo pochi secondi di gioco! Infatti la difficoltà è a mio parere davvero proibitiva soprattutto per come è impostato il gioco.



La parte inferiore dello schermo ci fa vedere dall'alto il percorso delle rotaie, ricco di scambi e vie alternative, e il giocatore può liberamente variare la sua via e anche la velocità con cui percorrerla, è addirittura possibile fermarsi ma non per più di un secondo o due altrimenti saremo distrutti. Lungo il percorso si possono raccogliere dei proiettili indicati come puntini sulle rotaie, che possono essere sparati davanti a noi per distruggere altri convogli che ci vengono incontro. Se il gioco fosse tutto qui non sarebbe nemmeno difficilissimo, basterebbe scegliere percorsi ricchi di proiettili e evitare di sbattere contro i treni che viaggiano in senso opposto semplicemente cambiando strada o sparando. In realtà ci sono diversi "disturbatori" che impediscono di fere quello che vogliamo. Uno di questi tende a suicidarsi cadendovi addosso, ma anche questo può essere abbastanza agevolmente evitato spostandosi su una via laterale quando sta per impattare. Il problema sono l'aereo e l'ufo (che ricorda quello di Alcor) che ci bombarderanno o tenteranno di schiacciarci dall'alto.



Questi due nemici, per evitare che ci distruggano, devono essere tenuti d'occhio nella parte superiore dello schermo. Praticamente bisogna avere minimo tre occhi per fare tutte queste cose insieme! O si guarda il percorso di sotto, o si guardano le bombe che ci cado in testa dall'altro. Quindi a meno che io non abbia capito come si gioca, riuscire a fare anche solo una manciata di livelli è un'impresa non da poco.



Se graficamente il gioco è abbastanza povero e ripetitivo (praticamente sembra di fare sempre lo stesso percorso), non si può dire altrettanto del sonoro. Anche questo gioco per il C64 presenta una musica stupenda (che io pensavo fosse una rivisitazione del Blade Runner di Vangelis, salvo scoprire che è invece la versione riadattata di un brano prog inglese intitolato Hotta), corredata da effetti discreti e, udite udite, dal parlato! Il gioco pronuncia diverse frasi (con un accento un po' francese) e legge il punteggio una volta raggiunto il game over. Davvero fantastico per l'epoca!



Il gioco comunque è poco divertente e troppo frustrante per meritare il nostro tempo. Resta quindi interessante solo per l'aspetto sonoro.

Infine, per gradire e se lo desiderate, ho fatto personalmente un remix della musica di Suicide Express (basandomi sul gioco, all'epoca non sapevo che esistesse un brano originale), che si può trovare qui:



martedì 30 ottobre 2018

8068: buon elicottero a poco prezzo


Set 8068 - Anno 2011 (408 pezzi)


Benché questo set non abbia un numero enorme di pezzi, in realtà il modello è piuttosto voluminoso e rende molto bene l'idea dell'elicottero di salvataggio. La costruzione è abbastanza logica (pur essendo la solita fiera di listelli e connettori) ed è anche moderatamente divertente, la solidità c'è (i lego tecnici "moderni" fanno della solidità il loro pezzo forte), e non mancano i particolari simpatici, quali il gancio a bordo vano che si può calare per salvare, ad esempio, qualche idiota che sta annegando.



Quello che manca da questo elicotterino sono un po' di funzionalità: è presente la solita leva per alzare o abbassare le ruote (già presente nell'elicottero technic dell'81) e una rotellina per far girare le pale ma.... non fa girare il rotore in coda, che resta tristemente immobile! Persino il technic dell'81 (l'8844) aveva un meccanismo per far girare tutte le pale all'unisono! Insomma dal punto di vista meccanico è piuttosto deludente, ed è un peccato perché il look generale è invece molto convincente.
In linea di massima, si vi piace il genere, per un trentello questo set resta caldamente consigliato.

Valutazione 7/10

Prezzo nuovo eur 65



lunedì 29 ottobre 2018

Aztec Challenge: una corsa nella storia


Aztec Challenge - 1983 - Versione C64


Voglio parlarti di questo Aztec Challenge perché, al di là dei suoi oggettivi meriti tecnici o ludici, fu per il sottoscritto una delle killer application che decretarono il passaggio dal vetusto Atari 2600 al (per allora) avveniristico home computer della Commodore.



Questo gioco a ben vedere appare grezzo sotto molti punti di vista, un po' come anche tutti gli altri titoli che rientrano nella così detta "prima ondata" di giochi prodotti per il C64, e tra l'altro il suo programmatore - tale Paul Norman - era per sua stessa ammissione più interessato a fare musica che a creare un gioco in quanto tale (per lo meno questo è quanto mi ha riferito una persona che Paul ed io abbiamo come amicizia comune). Fosse come fosse, non potete immaginare l'impatto che ebbero il sonoro e la grafica di questo gioco in un bambino che fino ad allora era abituato a giocare solo con l'Atari 2600. Si trattava di un altro pianeta, letteralmente, quasi roba da sala giochi!



Iniziando dall'aspetto sonoro: la musica di Aztec Challenge è fantastica, e lo potrà confermare chiunque l'abbia sentita almeno una volta. Indimenticabile come partisse dritta come una lama non appena il gioco avesse finito di caricare, con i suoi richiami orientaleggianti e il sound ruvidissimo a dente di sega tipico del chip sonoro del C64. Durante il gioco la musica si acquieta come un tenue battito che via via si fa più forte fino ad esplodere con un tema incalzante e ansiogeno, che dopo pochi secondi lascia spazio ad un giro di basso a dir poco mitico sul quale si svilupperà tutto il tema principale.



Dal punto di vista grafico invece abbiamo qualcosa di assolutamente essenziale, se confrontato con i canoni dei migliori giochi per C64, con sprite animati al minimo e per lo più monocromatici, fondali scarni e poco ispirati, anche se evocativi.



La giocabilità è molto elementare e varia da livello a livello. Il primo livello forse è il più originale, rappresentando la corsa del nostro protagonista verso la piramide, che si ingrandirà sempre più un po' come accadeva nell'isola di Survival Island per Atari 2600. Gli altri sono tutti più o meno assimilabili ad una corsa ad ostacoli, in cui evitare contatti o spiccare salti nel momento giusto. Tutti questi livelli sono accomunati da una difficoltà mostruosa, e spesso è necessaria anche una buona dose di culo. Arrivare in fondo è davvero un'impresa non da poco.



Aztec Challenge non è quindi un gioco su cui vale la pena impiegare il proprio tempo, proponendo una sfida troppo alta e fine a se stessa. Nessun livello merita la fatica necessaria per raggiungerlo, e anche la musica non cambia mai. Pertanto oggi resta solo un ottimo esempio di creatività musicale e poco altro, al quale però sono estremamente affezionato.





domenica 28 ottobre 2018

4738: La piccolissima capanna di Hagrid


Set 4738 - Anno 2010 (442 pezzi)


Il problema principale di questo set è che la capanna di Hagrid è piuttosto minuscola. E' carina, dentro e fuori ha diversi particolari, ci sono gli omettini raffiguranti Hagrid, Harry, Ron ed Hermione, c'è persino il ragnaccio amico di Hagrid, ma quello che conta, cioè la capanna, è troppo piccola persino per metterci dentro più di due omettini.



Per fortuna anche questa costruzione si può aprire a libretto, rivelando l'interno e rendendola giocabile un po' come se fosse una casa delle bambole, ma resta veramente tutto troppo piccolo.



Non è neanche particolarmente divertente costruirla, in quanto alcune parti, come gli angolari o il camino, sono già formate, cioè non composte di pezzi piccoli ma da oggetti precostituiti (su cui appiccicare degli adesivi per rendere l'effetto "muro"). Non mancano però oggettini carini, come le amanite muscarie in giardino e i vari suppellettili all'interno.



In definitiva consiglierei l'acquisto solo ad un prezzo massimo di 25 euro, a meno che non siate dei fans accaniti di Arrigo Vasaio per cui potreste anche spendere un po' di più. Comprarlo nuovo è pura follia. Il voto resta comunque sufficiente perché quello che si ottiene non è comunque un brutto oggetto.

Valutazione 6/10

Prezzo nuovo circa 180 euro


sabato 27 ottobre 2018

Chi si ricorda della Super Thur?


Super Thur - giocattolo del 1981 (credo)


Io la ricordo benissimo, la vedevo stampigliata ogni settimana in una pubblicità a doppia pagina su Topolino (da bambino ero abbonato) e ne venivo martellato dalla pubblicità televisiva ogni giorno, quando mi ammazzavo cartoni tra Trider G7, Geking e Ufo Diapolon... Questo meraviglioso articolo era il top di una serie chiamata "Linea TH3" (che immagino avesse questo nome dalle iniziali dei tre protagonisti, Thur, Thitan e Tharos) formata da tre "armi" spaziali, i caschi da indossare (e io uno ce l'avevo!), altri accessori strani tipo il "maglio di fuoco" che lanciava proiettili di gomma, e i tristissimi pupazzetti che invece non mi hanno mai attirato nemmeno di striscio.
La Super Thur esisteva in due versioni, quella liscia (in vendita anche con la fondina) e quella "long range", cioè munita di un'appendice tipo spalliera che la rendeva una cosa simile ad un fucile per cecchino, che sinceramente non ho mai visto né provato dal vivo. Comunque tanto me ne innamorai che convinsi mia madre a comprarmela (lei, poveretta, ha tentato anche di fami accontentare della meno costosa arma di Tharos, senza successo), corredata da fondina e casco. Tanto ci giocai che la distrussi, e consumai anche gli accessori, tra cui il casco che comunque oggi non potrei indossare perché era progettato per la testa di un bambino piccolo.



Ovviamente non ho più quell'esemplare esatto, ma ho ancora una bella Super Thur con fondina in casa, acquistata anni fa su ebay, e ogni tanto la tiro fuori per sparare al gatto o ai passanti. La fondina è esattamente come la ricordavo, cioè fragilissima, basta guardarla che si spacca, ed è molto più brutta di quella che si vedeva nelle pubblicità, dove probabilmente mostravano dei prototipi. La pistola invece è fighissima, oggi come allora.
Intanto fa un casino del diavolo, davvero! Si sente sparare a un km di distanza, un suono modulato sinusoidale molto sporco, trapanante. Oggi sarebbe contraria alle normative di sicurezza perché capace di spaccare i timpani, se te la infilo nell'orecchio. Si può modulare l'emissione con due rotelline che cambiano frequenza e velocità di impulso, ma con una varietà molto limitata. Anche se la plastica non è probabilmente la più resistente sul mercato, l'aspetto è solido e massiccio. La parte più debole è forse quella elettrica, nel senso che le luci che si accendono al momento dello sparo non sono un granché: si illumina la punta (ma potevano farla più luminosa, a mio parere), così come il mirino presente sul fondo della pistola e le quattro lucine a lato. L'effetto non è dei migliori ma tutto sommato, di giorno, si nota poco.



Ma il vero difetto di questo articolo è che tanto è bello un lato della pistola (quello raffigurato in tutte le foto) tanto è anonima e poco armonica l'altra parte. Non ha lucine, non ha pannelli, non ha nulla. Peccato, fatta in questo modo sembra più un oggetto da esposizione che un vero giocattolo.
Al di là di questo però la Super Thur resta un oggetto favoloso degli anni '80, a cui sono affezionatissimo. Uno tra i miei favoriti giochi dell'infanzia.



venerdì 26 ottobre 2018

8386: una bella Ferrari da corsa



Set 8386 - Anno 2004 (738 pezzi)


Questo è un set Technic moderno, di quelli senza mattoncini ma solo perni e listelli. Tuttavia non è una costruzione eccessivamente astrusa, anzi ogni parte viene assemblata in modo piuttosto chiaro e si capisce quasi sempre la logica nell'utilizzo dei pezzetti via via impiegati. Il risultato poi è molto bello, come si vede dalla foto: l'auto ha un look davvero realistico tanto da non sembrare nemmeno fatta di Lego! 




Costruendo la vettura mi è spesso tornato in mente il mitico auto chassis degli anni 70, in quanto vi sono diversi elementi in comune tra i due set: intanto c'è lo sterzo con volante che gira (peccato che le due ruote sterzanti non abbiano raggio di sterzata differente come nelle monoposto reali), poi c'è la presenza di un vistoso differenziale sull'asse posteriore e infine, non ultimo, abbiamo il motore bello in vista, con le bielle e i pistoni che si muovono se le ruote posteriori sono in movimento. Per concludere gli aspetti positivi non si può non rimarcare quanto il modello sia solido, praticamente indistruttibile.




Passando invece agli aspetti negativi, si sente principalmente la mancanza degli ammortizzatori, presenti invece sul car chassis degli anni 70. Manca anche completamente il sedile nell'abitacolo, al suo posto purtroppo c'è un perno per sterzare il volante.



Infine una curiosità: esiste un modello analogo ma molto più grande (in scala 1:8 mentre questo è in scala 1:10), probabilmente anche più bello di questo, ma che monta le stesse identiche ruote.

Valutazione 8/10

Prezzo nuovo scatola chiusa eur 225 circa




giovedì 25 ottobre 2018

Dungeon Master!!!

Dungeon Master - 1987 - Versione PC


Premetto che all'epoca (1989) giocai alla versione Amiga, ma adesso ho voluto rigiocare su PC in quanto, oltre ad essere una versione sostanzialmente identica all'altra dal punto di vista grafico, è comunque più veloce soprattutto nei caricamenti e presenta una sequenza finale inedita e che quindi non avevo mai visto.



Devo dire che dopo 30 anni Dungeon Master resta un gioco sensazionale, ricco di trovate e dannatamente divertente da giocare. Come per tanti altri giochi della sua epoca, anche qui è necessario procurarsi le mappe altrimenti sarà il giocatore a doversi mappare tutti i livelli del gioco con carta e matita. L'operazione di mappaggio porta via da sola più di metà del tempo che il gioco richiede per essere completato, pertanto con le mappe già pronte l'esperienza di gioco si riduce notevolmente, rendendo il tutto più concentrato e snello, ma anche assolutamente godibile pur nel 2018. 
All'epoca dell'Amiga venivo da esperienze quali The Bard's Tale, gioco simile nell'impostazione ma anni luce più arretrato tecnicamente e nell'interfaccia, pertanto non mi sembrò vero poter girare per le segrete del gioco fuggendo dai nemici in tempo reale e manipolando oggetti direttamente potendoli lasciare per terra. Oggi è una cosa banalissima ma per l'epoca questa esperienza non aveva prezzo (e infatti sborsai parecchia grana per comprare mezzo mega di memoria necessario per far partire il gioco).



Il fatto che ancora oggi, malgrado l'oggettiva ripetitività dei muri del dungeon, sia uno spasso avventurarsi nei labirinti di questo gioco dimostra che Dungeon Master può essere a buon diritto considerato una pietra miliare nei giochi di ruolo per computer, probabilmente essendo anche il primo esempio della storia dei giochi in soggettiva fruibile con la combinazione mouse+tastiera.

mercoledì 24 ottobre 2018

7898: il classico treno merci


Set 7898 - Anno 2006 (856 pezzi)


Con questo set vi portate a casa un eccellente trenino elettrico.
Iniziamo dal lato tecnico: vi è una motrice alimentata a pile (un botto di stilo AA) e un telecomando che permette di andare avanti e indietro a varie velocità. I tasti del telecomando comprendono anche un (tristissimo) tu-tu e uno stop immediato. Permette inoltre di agire su 3 diverse frequenze per poter muovere, eventualmente, altre due motrici in modo indipendente. La motrice ha anche i fari anteriori illuminati ed emette un sibilo, non so fino a che punto voluto, che ricorda effettivamente il suono dei treni da fermi. E' possibile muoversi lenti o veloci come una scheggia, al punto che nelle curve si rischia spesso e volentieri di deragliare.

La motrice è anche bella esteticamente, ricordando effettivamente certi carri merci di qualche anno fa. I binari sono parecchi, praticamente ci viene dato un circuito ovale piuttosto corposo, comprensivo anche di due scambi per poter mettere in una parte "morta" una paio di vagoni che non si vogliano utilizzare.

Parlando dei vagoni c'è molta varietà. Abbiamo un carro merci vero e proprio con portelloni, una carro porta automobili (con la sua automobilina indipendente da porre sopra), un carro open-top con le sponde ribaltabili, e una seconda motrice munita di gru rotabile e dotata di gancio mobile. Questa motrice però non è alimentata. Infine, e questo dà una misura alla grandezza del set, vi è un camion con cassone ribaltabile e un fork lift per movimentare dei pallet (3) tra vagone merci e camion. Il tutto corredato da 5 omettini!

Tutti gli elementi sono fatti bene e molto curati nei particolari, dalla foto non rende ma il tutto è molto armonico. Insomma è sicuramente il set giusto se si cerca un bel trenino elettrico. L'unico appunto è che i carri in generale non sono proprio solidissimi, e basta qualche urto perché perdano pezzettini.

Valutazione 9/10 soprattutto se inteso come trenino elettrico.

Nuovo si trova sui 400

martedì 23 ottobre 2018

Ghosts'n Goblins e il suo porting su C64


Ghosts'n Goblins - 1986 - Versione C64


Questa versione del celebre arcade non brilla certo per fedeltà (è più o meno una semplice rivisitazione dell'originale, visto che i livelli sono ben diversi, più corti e mancano molti nemici) o per completezza (solo 4 livelli su 7 del gioco originale sono presenti, mancando tutta la parte del palazzo), pertanto non credo di poter considerare questo porting particolarmente degno di nota.


Tuttavia non si tratta di un brutto gioco. Gli elementi iconici del gioco originale sono presenti, la grafica pur essendo scarna e poco colorata è quanto di meglio si potesse ottenere dal piccolo C64. Lo scrolling è fluido e la giocabilità è piuttosto alta. In particolare la difficoltà del gioco è molto inferiore a quella dell'originale da sala, e questo - a mio parere - è un gran bene!


Una menzione particolare va fatta alla musica che, ben lungi da essere nemmeno lontanamente simile e quella del coin-op, è comunque fantastica e originalissima (resta uno dei brani ex-C64 più remixati presenti in rete, e qui puoi trovare il mio remix dal sito RKO). 


Personalmente sono molto affezionato a questa versione. Ricordo che comprai questo gioco (insieme a Bomb Jack) da Harrods a Londra e dovetti aspettare un mese intero prima di poterlo giocare a casa mia, a Genova, sul mio C64. Quando finalmente lo inserii nel Datasette non potevo credere a quanto fosse bello e ci giocai per settimane facendolo diventare il mio gioco dell'estate dell'86.
Oggi purtroppo lo trovo parecchio invecchiato, troppo facile, troppo povero, insomma veramente datato. Non vale la pena assolutamente nemmeno provarlo tanto perde il confronto con l'originale. L'unica cosa che veramente si salva è la musica, davvero ottima benché piuttosto ripetitiva.


lunedì 22 ottobre 2018

897: il mio primo Lego Spazio



Set: 897 - Anno 1979 (66 pezzi)


Questa fu in assoluto la prima scatola di Lego che ricevetti in vita mia.
Non ricordo il giorno del calendario, ma ricordo che era una domenica pomeriggio del 1979, stavo guardando Discoring e si esibivano i Bumblebee Unlimited con la loro Ladybug, quando a sorpresa mia madre mi diede la scatola e iniziai a montare questo set. Avevo già in casa dei Lego, che erano di mia sorella, e di cui non ho mai saputo la provenienza, ma si trattava fondamentalmente di mattoncini standard, qualche tetto e delle finestre... e omini senza braccia!
Queste costruzioni di Legoland Spazio erano invece tutta un'altra cosa: ogni pezzo era una fantastica scoperta. C'erano gli omini con braccia gambe e addirittura le bombole (e degli adesivi da appiccicare sul petto), c'era il radar con il genialissimo pezzetto verde trasparente da applicare al centro, che da solo valeva quasi l'intero biglietto. Poi il pezzo "rotante", i parafanghi per le ruote e infine lui, il missile! I pezzi a forma di missile erano una fantastica novità, il look del razzo (a bande bianche e nere come si vedeva nei filmati delle missioni Apollo) e il fatto che la rampa si potesse alzare ed abbassare facevano di questo set un giocattolo fantastico come nessun altro prima!
Poi a ben vedere "lanciare" il missile era un'operazione impossibile, a meno di non smontare la due parti dall'aggancio e riattaccarle insieme, ma nemmeno mi si poneva il problema, a quel tempo.
Ero un bambino di 8 anni felice, e da quel giorno iniziai a collezionare Lego.

Valutazione oggettiva 6/10 - Valutazione soggettiva 10/10

Prezzo nuovo intonso (rarissimo) circa 270 euro

domenica 21 ottobre 2018

Ghouls'n Ghosts: altro che Dark Souls


Ghouls'n Ghosts - 1989 - Versione Megadrive


Non ho mai giocato alla versione arcade di questo seguito di Ghosts'n Goblins, probabilmente dalle mie parti non fu mai diffuso quanto il predecessore, quindi non ho esperienze diretta sulla fedeltà di questa conversione per Megadrive. Considerato però quanto il gioco sia comunque brillante e veloce, immagino che sia stato fatto un ottimo lavoro: G'nG è un gioco tecnicamente notevole e perfettamente giocabile anche oggi.


Esattamente come negli altri giochi della serie il nostro prode Arthur deve attraversare vari stage (tra cui l'immancabile cimitero) fino ad arrivare nel cuore della casa del Demone dove poter liberare la solita idiotissima principessa dai capelli blu che, come sempre, lo rimanderà indietro le prima volta per farlo tornare poi da capo con un oggetto necessario per poter accedere al vero boss del gioco (che in questo caso si chiama Loki).


Sono presenti anche delle sezioni un po' originali come quella in cui c'è uno scrolling verticale imposto (come nei più classici "spara e fuggi") per cui, grazie al fatto che in questo gioco si può sparare anche verso l'alto, ci si trova a fronteggiare ondate di mostri che ci vengono incontro e che possiamo solo scansare e distruggere, cerando nel frattempo di non rimanere schiacciati dagli elementi dello scenario.


Come detto questa versione ha una giocabilità eccezionale, grazie ad un comparto tecnico, grafico e sonoro di prim'ordine. Il gioco non ha mai incertezze, tutto va liscio e veloce alla perfezione (a parte qualche sfarfallio nelle fasi più concitate contro i boss). Il problema è semmai un altro.



Il problema che affligge tutta la serie, e in particolar modo questo secondo capitolo, è la difficoltà. Si può dire che in confronto a questo G'nG un qualsiasi Dark Souls sia una passeggiata, e non esagero! Non solo il mondo pullula di nemici che danzano ovunque, spesso sparandoci addosso di tutto, ma vi sono alcuni nemici che è semplicemente impossibile sconfiggere se non si sa esattamente come combatterli, in che punto dello schermo mettersi e con che arma attaccarli.


Qui non parliamo solo di imparare i pattern cui cui i nemici attaccano, ma di memorizzare per il 90% del nostro cammino praticamente tutto quello che va fatto per evitare la morte. Forse solo la primissima fase, quella nel cimitero, permette un po' di improvvisazione ed è quindi necessaria solo un po' di abilità coi comandi per evitare di essere uccisi. Già dalla seconda fase del primo stage se non si sa a memoria quali mostri, in che ordine e in che punto dello schermo attaccheranno, si inizierà a morire a ripetizione e, lo ricordo, i checkpoint qui sono rarissimi, dopo ogni morte e si deve praticamente ricominciare lo stage da capo.



Capite bene che arrivare ad una serie di boss (come ad esempio a fine gioco), dopo una partita di 5 minuti giocata quasi alla perfezione, e vedersi terminati in pochi secondi perché semplicemente non si capisce in che punto dello schermo mettersi per evitare di essere colpiti, almeno a mio parere, è l'antidivertimento. Certo, ci sono i "continue" infiniti, ma spessissimo un continue vuol dire ricominciare lo stage quasi dal principio e dover quindi ripetere magari alcuni passaggi difficilissimi per ripresentarsi di nuovo davanti ad un boss che ci riliquiderà in un momento. E certo, poi ogni volta che si spegne e si riaccende la console si deve davvero ricominciare tutto da capo! Questo tipo di problema esiste anche nel prequel e, in misura molto minore, nel sequel di cui ho già parlato. Tuttavia qui, a mio parere, rasenta davvero livelli inverecondi.


In definitiva, lo ribadisco, il gioco è davvero valido: non credo sia "arcade perfect" ma certamente, visto il livello della realizzazione tecnica, non c'è nulla di cui lamentarsi da questo punto di vista. Io credo che sia ancora esattamente divertente come 30 anni fa, e credo infatti che non ne avrei digerito la difficoltà allora come non la digerisco oggi.


venerdì 19 ottobre 2018

10193: Un piccolo grande villaggio medievale



Set 10193 - Anno 2009 (1601 pezzi)


A me piacciono tanto i set in cui si fanno delle casette di Lego, e qui abbiamo due belle casette dall'incantevole look nordico e con tanti tanti mattoncini e pezzi di tetto. Basta questo per farmi felice.

In più, le due casette in questione si aprono a libretto diventando di fatto 4 facciate e dandoci l'idea, una volta sviluppate, di essere davanti ad un piccolo borgo medievale.



Gli interni hanno alcune suppellettili, tipo letti, comodini e cassapanche, ma anche botti di vino e una piccola forgia (collegata al mulino ad acqua).



All'esterno invece è stato allestito un piccolo mercato protetto da guardie armate all'ombra di un grande albero da frutta.



Niente da dire, un gran bel set, la cui costruzione pur non essendo divertentissima è comunque piuttosto impegnativa: diversamente dai castelli della stessa serie Lego Castles, qui siamo infatti di fronte a una costruzione classica, con mattoncini veri e piccole parti.
In definitiva un bel giocattolo che, a patto di trovarlo ad un prezzo umano, potrebbe essere un acquisto consigliato.

Valutazione 8/10


Nuovo scatola intonsa eur 210