sabato 31 ottobre 2020

Hexen: beyond Heretic

 



Hexen: beyond Heretic - 1995 - versione PC

Come tutti fui travolto dall'ondata Doom (praticamente la killer application che decretò la morte dell'Amiga in favore del PC da gioco), e come molti provai anche Heretic, un gioco praticamente uguale a Doom ma dall'ambientazione fantasy. Magari un giorno parlerò di questi due titoli, ma oggi vi parlo di Hexen, il seguito diretto di Heretic.



Prodotto dalla mitica Raven Software, già autrice del bellissimo Black Crypt, pur essendo annoverabile tra i cloni di Doom, presenta diverse caratteristiche che me lo fecero amare tantissimo. Oltre all'ovvia ambientazione fantasy, questo gioco dava la possibilità di personalizzare un minimo l'esperienza di gioco, già all'inizio, grazie alla possibilità di scegliere la classe del proprio personaggio, avvicinando questo spara-spara in prima persona ad un rudimentale gioco di ruolo.



Inoltre i livelli erano molto intricati, con tanti teletrasporti con cui saltare avanti e indietro per le diverse ambientazioni che il gioco proponeva. Insomma, oltre a dare tonnellate di mostri da blastare, c'era un vero e proprio mondo da esplorare in lungo e in largo, che richiedeva la risoluzione di alcuni enigmi per poter essere attraversato. La formula era sempre la stessa vista in Doom, ma l'esperienza di gioco risultava molto più spessa e degna di essere giocata. 



Oggi Hexen si lascia giocare, chiudendo un occhio sulla grafica pixellosissima (ma come faceva a piacerci??) e sopportando la piattezza dei nemici, sagome di pixel senza alcuna profondità. Non è certamente un gioco che oggi possa definirsi profondo, ma il suo mondo è divertente da esplorare e qualche ora in sua compagnia scorre serena. Potrebbe essere interessante da provare anche se non ci hai mai giocato prima.



giovedì 29 ottobre 2020

854049: Palline di... Halloween



 Set 854049 - pezzi 131 (anno 2020)


Con 131 minuscoli pezzi si fanno 2 minuscole palline di lego, che grazie a degli (odiatissimi) adesivi acquistano le sembianze di una zucca di Halloween e di un pipistrellino. Diciamolo, sono carine, e con il nastrino contenuto nella confezione si possono appendere in giro rallegrando la festa più cupa dell'anno. Ma diciamolo anche questo, non valgono il prezzo pieno. Per fortuna a me la Lego le ha mandate in regalo (e la ringrazierò per sempre) perché altrimenti mi sarei sentito un po' rapinato a spendere 10 euro per questi due oggettini di plastica piccola piccola.


Valutazione 5/10

Prezzo nuovo eur 10

martedì 27 ottobre 2020

Salt and Sanctuary

 


Salt and Sanctuary - anno 2016 - Versione Playstation4 e PsVita


Riguardo a Salt and Sanctuary ci sarbbero tantissime cose da dire, ma spesso si riassume il tutto definendo questo gioco come un "Dark Souls in 2d". In effetti questa definizione ci sta tutta in quanto il gioco ha praticamente le stesse identiche meccaniche ed atmosfere del capolavoro FromSoftware. Il fatto che sia in 2d lo rende probabilmente un pochino più facile da padroneggiare, pur introducendo blande sezioni in stile piattaforme (per le quali non è richiesta quasi alcuna abilità nel salto, grazie al cielo) e diversi elementi di back-tracking (ritorno sui propri passi) come nei giochi in stile Metroid. 



Non mancano però tante ambientazioni diverse, con scorciatoie e segreti degni di quanto visto nei vari Dark Souls, così come non mancano Boss molto difficili, fiaschette e mostri che si rigenerano nei punti di ristoro, molte armi ed armature da sperimentare. Insomma se ti è piaciuto Dark Souls, questo è il gioco che fa per te, in tutto e per tutto. Non farti scoraggiare dall'impostazione 2d: io personalmente detesto i platform game, quindi credimi se ti dico che Salt & Sancturay non è affatto un gioco di piattaforme.



Tecnicamente il gioco è molto valido, con una grafica in pixel art curatissima e molto definitiva. I comandi rispondo alla perfezione e il sonoro è abbastanza elaborato (pur se le musiche sono minimali, nella migliore tradizione dei Souls). Non ho veramente appunti da muovere, di alcun tipo, verso questo gioco: tutto quello che deve dare lo fa alla perfezione. E portarlo a termine non sarà una passeggiata. Io l'ho giocato e finito su PsVita, dove - va detto - il frame rate spesso traballa. Non c'è questo problema su Playstation 4, dove invece tutto va alla perfezione. Tra l'altro se lo compri su una delle due piattaforme puoi liberamente giocarlo anche sull'altra, pur non potendo godere dei salvataggi in comune, purtroppo.

Un gioco eccellente, difficile il giusto, piuttosto longevo e ricco di sorprese. Straconsigliato.



domenica 25 ottobre 2020

Green Beret



Green Beret - 1986 - Versione Commodore 64


La premessa è d'obbligo: al bar, a Green Beret, ci ho giocato pochissime volte. Il gioco non mi piaceva come ambientazione né come meccaniche, e lo trovavo abbastanza frustrante. Probabilmente la vmacchina con cui ebbi a che fare aveva i deep switch settata sul difficile, perché ricordo che anche fare fuori il primo boss con i cani era un'impresa difficilissima. Una cosa però mi era rimasta impressa (oltre al fatto che il sonoro era bello potente), cioè il fatto che lo schermo del cabinato era molto grosso e quindi i vari elementi (tipo i missili orizzontali sullo sfondo, o il ponte di metallo) avevano un'aria massiccia e minacciosa. 



Quando mi arrivò la versione per Commodore 64 la prima cosa che notai era che questi elementi invece sembravano piattissimi e piccoli, quindi ne restai parecchio deluso. Ero e resto dell'idea che graficamente si poteva fare di più, e questa forse è l'unica grande pecca di questa trasposizione casalinga. Per il resto infatti il gioco si lascia giocare molto bene, ed anche se lo schema di attacco dei nemici è davvero troppo ripetitivo, Green Beret è divertente e ricco di momenti d'azione pura.



Oggi purtroppo si notano tutti i limiti di un gioco che è stato spremuto senza troppa convinzione per stare in una macchina già troppo limitata in partenza. All'epoca era senz'altro un titolo valido, oggi è un po' troppo ripetitivo e privo di mordente per meritare attenzione.



venerdì 23 ottobre 2020

Monkey Island 2



 Monkey Island 2  - 1991 - Versione Pc VGA


Il primo The Secret of Monkey Island è stato un gran gioco, non c'è nulla da dire. Ne ho già parlato qui e ho avuto modo di dire ampliamente quanto fosse divertente, d'atmosfera ed estremamente intrigante. Persino chi, come me, non ama particolarmente questo genere di avventure (i cosiddetti "punta e clicca"), spesso ha amato questo gioco al punto da averlo rigiocato più di una volta.



Ecco, il suo seguito, di cui ti sto parlando adesso, eredita in tutto e per tutto le stesse caratteristiche dal predecessore, rivelandosi di fatto altrettanto bello. L'unica differenza che personalmente mi ha fatto storcere un po' il naso è che qui Guybrush, il protagonista, si atteggia un po' troppo ed agisce con una certa sicumera, facendolo sembrare più un Larry Laffer in salsa caraibica che un ragazzino sfigato in cerca di fortuna. Certo, questo è un cliché classico nella narrazione (la trasformazione dell'eroe che da insicuro e pasticcione acquista sicurezza in se stesso fino all'eccesso), ma personalmente amavo e mi immedesimavo di più nel Guybrush ingenuo e modesto, mentre quello che abbiamo davanti in  questo si atteggia un po' troppo da veterano e da uomo vissuto. Almeno, a me ha dato quest'impressione.



Per il resto il gioco è assolutamente spassoso e d'atmosfera, come e meglio del primo capitolo, con più location, più enigmi e soprattutto è strapieno di trovate comiche geniali: da questo ultimo punto di vista Monkey Island 2 è molto superiore al primo capitolo, e non passerà un momento in cui non ti strapperà ben più di un sorriso.



La storia è carina anche se basata eccessivamente sulla meccanica della caccia al tesoro; il finale poi è diventato un classico anche se, va detto, lascia meno dubbi di quelli che in tanti si sono posti ai tempi in cui il gioco uscì. I personaggi sono bene o male gli stessi della prima avventura, pur con qualche ovvio ricambio, ma come sempre sono  tutti caratterizzati così bene che difficilmente li potrete scordare. Non ci sono troppe chiacchiere (una piaga che invece ha colpito tantissimi giochi di questo genere), e tutto fila liscio dall'inizio alla fine, fine che arriva al momento giusto, senza inutili orpelli come labirinti e simili, di solito messi lì solo per allungare il brodo.



Monkey Island 2 è, al pari del suo predecessore, un gioco meraviglioso sotto tutti i punti di vista. Anche la grafica originale a 32 colori per Amiga (su cui ci giocai la prima volta) è ancora bella a vedersi, mentre la versione VGA che ho rigiocato in questi giorni è veramente ciò che si può chiamare a buon diritto "pixel-art".

Caldamente consigliato, ma solo dopo aver finito il primo.



mercoledì 21 ottobre 2020

42050: Il Dragster

 


Set 42050 - pezzi 647 (anno 2016)


Un set Technic piuttosto recente, certamente non pessimo ma nemmeno troppo esaltante.

Le due caratteristiche principali sono 1) la presenza di due enormi copertoni posteriori, davvero belli e talmente grossi da essere assemblati molto vicini tra loro, prendendo quasi completamente la larghezza dell'intero modello, e 2) la carrozzeria azzurrina, molto ben fatta e completamente sollevabile per lasciare in vista il contenuto dell'auto.
C'è anche una leva che consente di posizionare l'auto come impennata sulle due ruote posteriore, tipica posa da "dragster". Essendo una dragster ovviamente non c'è differenziale e lo sterzo, seppur presente, non consente di fare grosse manovre: del resto questa è un'auto fatta per andare dritta alla massima velocità!



l modello è abbastanza ben fatto, solido benché leggero. Come ben sai non amo però queste costruzioni così leggere e prive di veri mattoncini, sanno di qualcosa di finto, anche se il risultato, come in questo caso, è più che sufficiente. Il motore è ben rappresentato coi suoi 8 cilindri ed è possibile anche motorizzare davvero il tutto, anche se non ho provato a farlo, più che altro per pigrizia.
In definitiva questo set non ha particolari difetti, ma d'altra parte non ci trovo nulla di particolarmente eclatante. Senza infamia e senza lode.

Se lo trovi sotto i 30 euro può valerne la pena.


Valutazione 6/10

Prezzo nuovo eur 60

lunedì 19 ottobre 2020

Fix it Felix Jr

 


Fix it Felix Jr - 2020 - Versione Commodore 64


Tra tutte le decine di film di animazioni che, grazie a Junior Barabba, mi sono di buon grado sorbito in questi ultimi anni, Ralph Spaccatutto probabilmente è quello che mi è piaciuto di meno, e sicuramente non vorrei rivederlo per nulla al mondo. Eppure la sua natura di derivato dal mondo dei videogiochi era, almeno sulla carta, vincente ed avevo grandi aspettative nei confronti di questa pellicola. Peccato.



In ogni caso pochi anni fa, in seguito all'uscita del film, fu "inventato" questo gioco di tipo arcade che sembra proprio uscire dal 1982, tanto ricorda Donkey Kong, Rampage, Burger TIme e giochi di quel tipo. Ho provato oggi la nuovissima versione per il Commodore 64 e devo dire che c'è tutto il feeling dei cabinati di quell'epoca d'oro, impreziosito da una realizzazione fantastica, con grafica curatissima e musiche eccezionali. Se fossimo ad esempio nel 1984 penso che le riviste del settore ad un gioco così avrebbero dato come minimo un voto sul 95%, e anche se a ben vedere c'è ovviamente poca profondità nel gameplay, l'immediatezza, il divertimento e l'ottima realizzazione tecnica innalzano questo gioco al rango di "classico". Peccato solo che sia arrivato un 35 anni troppo tardi. In ogni caso è da provare e da tenere tra i migliori titoli per la macchina Commodore.



giovedì 15 ottobre 2020

Hybris

 


Hybris - 1988 - Versione Amiga


Tra i vari spara spara a scorrimento verticale per Amiga probabilmente Hybris resta il mio preferito. Pur con i suoi limiti (di cui parlo tra poco) ritengo in fatti che questo titolo sia il più giocabile e divertente, al netto di una difficoltà non proibitiva e di un'ottima calibrazione delle proporzioni nelle dimensioni degli elementi di gioco, la velocità con cui si muovo proiettili e nemici, e non ultimo per la precisa risposta dei comandi.



Il gioco è diviso in tre lunghi livelli, graficamente non troppo vari (e questo è uno dei maggiori limiti del gioco) e privi di effetti particolari come parallassi o cambi di velocità, e quando si muore si riprende da un checkpoint appena precedente al tragico evento. Anche i nemici non sono troppo vari, così come i loro schemi di attacco, ma questo rende il gioco, per lo meno per i primo ciclo, alla portata di tutti. Certo non mancano i punti difficili, così come è anche vero che vengono regalate pochissime vite aggiuntive, ma arrivare al termine del primo ciclo è solo una questione di perseveranza e un minimo di perizia. 



Molto bella è invece la nostra navicella, potenziabile 4 volte, fino a diventare un po' tanto voluminosa ma in grado di sparare, soprattutto quando trasformata, ondate di proiettili che non lasciano scampo. Le trasformazioni effettuabili sono in numero limitato purtroppo, e quindi vanno conservate per passaggi particolarmente ostici, così come le immancabili smart bomb che per fortuna eliminano anche i proiettili dei nemici dallo schermo.



Un altro limite del gioco è ravvisabile nei boss di fine livello, che sono abbastanza sottotono. Insomma il gioco non eccelle in spettacolarità da nessun punto di vista, e questo potrebbe non piacere a tanti giocatori. Al contrario la musica di Hybris è invece anche più che spettacolare! Quella dei titoli è una delle più belle mai sentite, e non solo su Amiga, mentre l'accompagnamento durante il gioco è delegato ad un solo brano, ma anche questo è di ottima fattura.



In definitiva Hybris non è bello e spettacolare come, ad esempio, SWIV ma è dannatamente giocabile e divertente. I potenziamenti sono intelligenti e, se ben sfruttati, perfetti per regalare tante soddisfazioni. La musica non è certo fondamentale in un gioco come questo, ma è oggettivamente sensazionale e questo non guasta mai.





lunedì 12 ottobre 2020

Captive, un vero gioiello!



Captive - 1990 - Versione Amiga


Captive è un "dungeon crawler", cioè un gioco dove fondamentalmente bisogna avanzare attraverso dei labirinti, potenziando il party per poter sconfiggere nemici sempre più forti. Nel caso specifico il gioco è strutturato in missioni, terminata una missione si passa a quella successiva, per un totale di 9999 missioni i cui labirinti sono generati dalla macchina secondo un algoritmo pseudocasuale (cioè la prima missione, per esempio, ha sempre gli stessi labirinti ad ogni partita).



Se consideri che già solo la prima missione richiede qualcosa come almeno una trentina di ore per essere portata a termine, ed è ovviamente la più semplice, puoi capire come questo gioco si possa ritenere infinito! Certamente non ha nemmeno senso pensare di poter risolvere tutte le 9999 missioni (che hanno tutte lo stesso semplice scopo: trovare "noi stessi", visto che siamo imprigionati in una fortezza ma abbiamo la capacità di guidare il party - formato da 4 androidi - attraverso una sorta di telecomando fino al punto dove, trovatoci, potranno liberarci), ma prima di arrivare ad avere tutti i massimi potenziamenti per il nostro party è necessario finire almeno una manciata di missioni, per cui ritengo che, se piace il genere, questo sia uno dei titoli più indicati da portarsi sulla famosa isola deserta!



Personalmente io adoro questo gioco, e lo metto tranquillamente tra i primi 10 della mia personale classifica dei titoli più belli di tutti i tempi. E' uno di queipochi giochi che ogni tot anni riprendo e cerco di portare in fondo, in questo caso almeno fino al compimento della prima missione. Ha un livello di difficoltà altissimo, con nemici che ti massacrano allegramente e con risorse, per riparare i droidi, sempre molto risicate. Anche la gestione del party è tutt'altro che semplice, ma proprio per questo Captivi in alcuni frangenti è in grado di angosciare, se non terrorizzare, il giocatore, anche grazie ad un sonoro inquietante: mi è capitato di giocarci in un periodo un cui avevo la febbre, e questo mi ha causato veri e propri incubi notturni ambientati nel gioco, una cosa che non mi è mai capitata con nessun altro gioco mai!




Al di là degli aspetti personali, è impossibile non apprezzare la cura e la varietà riposta nella creazione degli ambienti, delle armi e, soprattutto, dei nemici che popolano i livelli di gioco. Ogni elemento è studiato e implementato con perizia così come ogni meccanica, i negozi, l'acqua, i pezzi dei droidi, le sonde, gli esplosivi, le armi rimbalzanti, la mappa dei pianeti, l'automapping, le telecamere che possono essere lasciate nei labirinti ecc. Insomma non c'è elemento che non lasci a bocca aperta pensando che questo gioco è il frutto del lavoro di un solo uomo, il mitico Antony Crowther.



Io adoro Captive e anche adesso che ne sto scrivendo mi sale la voglia di andarci a giocare. Peccato che sia un titolo fruibile unicamente con mouse e tastiera, perché se ne esistesse una versione portatile penso che non giocherei ad altro!

L'unico difetto che ha questo gioco secondo me è la ripidissima curva della difficoltà. Già il terzo labirinto (su 9) della prima missione è molto difficile ed è piuttosto intricato, il quarto poi è un dedalo incasinatissimo ed enorme, pieno di nemici velocissimi e letali. Sarebbe stato opportuno che almeno la prima missione avesse labirinti contenuti e lineari, per poi aprirsi con cattiveria solo dalla seconda missione. In ogni cao è ottima la versione per Amiga, discreta anche quella per MS/DOS, ma il layout dei tasti, in questo ultimo caso, non è l'ideale per sessioni di gioco intensivo.



sabato 10 ottobre 2020

Shamus

 


Shamus - 1984 - Versione Commodore 64


Shamus è un gioco di cui conservo ricordi molto particolari: portava con sé il fascino tipico dei primi giochi usciti per Commmodore 64, quelli che pur avendo diverse ingenuità rispetto ai roboanti giochi usciti negli anni successivi, mi sembravano stupendi, totalmente su un altro pianeta rispetto a quanto ero abituato a giocare su Atari 2600; ma d'altra parte lo odiavo non essendo mai riuscito a padroneggiarlo e godermelo minimamente dal momento che lo trovai, credo con buoni motivi, troppo difficile per essere piacevole da giocare.



Infatti questo gioco, che si può definire come un più rifinito ed arricchito clone del classico Berzerk, ti fa morire costantemente ad ogni passo. Intanto è sufficiente toccare una parete per rimanerci fulminati, e la cosa capita più frequentemente di quanto ti potresti immaginare, e poi i numerosi e piuttosto mobili nemici sparano i loro proiettili molto velocemente, spesso persino appena si entra in una nuova stanza, fottendoti quindi senza appello. Dulcis in fundo se si indugia un po' troppo in uno schermo senza raggiungere una delle uscite, salta fuori l'"Ombra" che altri non è che quello che in Berzerk si chiama Otto e che è praticamente uno sprite che ti rincorre per lo schermo fino ad ucciderti.



Oltre a tutte queste difficoltà è anche necessario anche studiare il percorso per raggiungere la fine del labirinto. Infatti le schermate non sono generate in modo casuale (come in Berzerk) ma rappresentano tappe di un più grande labirinto, diviso tra l'altro in 4 piani. Io sinceramente mi chiedo chi sia mai riuscito ad arrivare alla fine anche solo del primo piano, vista la difficoltà mostruosa. Ed è un peccato perché oggi come allora lo schema di gioco mi intriga e mi sarebbe anche piaciuto mapparmi i labirinti in cerca dell'uscita... ma non è nemmeno possibile mettere il gioco in pausa, per cui ho sempre lasciato perdere passando ad altri giochi!



Tirando le somme il gioco è graficamente sufficiente e presenta un sonoro molto old-gen (anche per i canoni del C64); ha tuttavia una struttura intrigante anche se purtroppo il tuotto è rovinato da un'eccessiva difficoltà. Non è quindi un gioco per tutti ma ha diverse cose interessanti per cui meriterebbe un giro.




giovedì 8 ottobre 2020

8841: piccolissimo set Technic

 


Set 8841 - pezzi 180 (anno 1983)


Questo se è abbastanza mediocre, non presentando alcuna caratteristica degna di nota. Nell'insieme è carino ma poco rifinito, addirittura la parte frontale sembra incompleta, mentre

il sedile tutto sommato, coi suoi colori da sdraio da spiaggia, è se non altro originale. Completano il lotto il solito impianto di sterzo e un pistone.

Davvero un set trascurabile.


Valutazione 4/10

Prezzo nuovo eur 80

martedì 6 ottobre 2020

Death Stranding

 

Death Stranding - 2019 - Versione Playstation 4


'Immaginati un gioco dove, fondamentalmente, devi trasportare beni da una stazione all'altra, viaggiando per lo più in luoghi solitari e desertici, incontrando di tanto in tanto malintenzionati che vogliono rubarti il carico e a cui, a tua volta, se decidi di non scappare puoi tentare di portare via il loro carico. In questo gioco piano piano acquisti sempre più fama e puoi così accedere a missioni sempre più importanti e a mezzi di trasporto sempre più veloci.'



Questo è l'incipit del mio articolo su Elite Dangerous, e lo copio pari pari qui in quanto si sposa perfettamente anche con il "Death Stranding" di cui ti sto parlando oggi. La grande differenza tra i due giochi è che qui ovviamente non siamo ad attraversare lo spazio celeste, ma una più classica America post apocalittica, e che le vicende di Death Stranding sono accompagnate da un'appassionante storia a sfondo fantascientifico, una di quelle fantascienze molto "giapponesi" dove fisica e metafisica si intersecano costantemente.



Tutti quelli che si strappavano i capelli davanti al "geniale Maestro Kojima", lo dico fuori dai denti, sono degli emeriti imbecilli: il gioco è bello, ben realizzato, pieno di ottime idee e i personaggi sono quasi sempre memorabili, ma non è nulla di così straordinario come per mesi ho sentito dire, e soprattutto ludicamente parlando siamo di fronte a meccaniche già viste e straviste. Tanto di cappello a chi, dietro al nome altisonante di Kojima, è riuscito a convincere così tanta gente a cimentarsi con un titolo che, se lo avesse proposto pari pari la Ubisoft, probabilmente non avrebbero avvicinato nemmeno sotto tortura.



Ripeto: il gioco è ottimo, ma non c'è nulla di più o meno geniale di tante altre produzioni viste in questi anni. La storia è interessante e il finale sarebbe anche toccante (oltre ad essere in grado di chiudere tutti gli interrogativi) se non fosse rovinato da una lentezza esasperante in cui, in tre ore di orologio, si susseguono spiegoni e titoli di coda: una scelta "registica" inspiegabile e assolutamente snervante.



Così come snervanti sono i menù di gestione del carico, assolutamente criptici in prima istanza, ed estremamente macchinosi. Così come sono criptici e assolutamente dispersivi i recap a fine missione, con una sequela di numeri che ti vengono sparati sullo schermo e la cui sostanza, stringi stringi, non è abbastanza ben rimarcata.



A parte questo, l'unico appunto che mi spingo di muovere verso questo gioco è la sua eccessiva necessità di tornare sempre e comunque negli stessi posti. Avrei preferito una mappa estesa il doppio (e magari più densa) in modo che anche fare la consegne opzionali potesse diventare un po' più vario. Oltre a questo ho gradito abbastanza poco le sezioni "spara-spara" obbligatorie, ma per fortuna accadono solo 3 volte in tutto il gioco (per la cronaca, il mio gameplay è fermo sulle 70 ore).



Concludo quindi consigliano questo gioco a tutti quelli che amano esperienze un po' stranianti e "solitarie". Tieni presente che il gioco è tutt'altro che noioso ma certamente non ha moltissima varietà da proporre: fondamentalmente si viaggia evitando (o combattendo) nemici di due o tre tipi diversi. Se ti sembra poco dai comunque una possibilità a questo gioco perché è comunque confezionato con uno stile unico e molto accattivante.