giovedì 18 luglio 2024

Roundguard

 


Roundguard - 2020 - Versione PC

Avendone parlato il buon Piermarco Rosa durante il nostro podcast Retrogaming Lives, non ho resistito alla tentazione di provare in prima persona questo peculiare puzzle game, che è un clone abbastanza spudorato di Peggle al quale però sono stati aggiunti elementi roguelike molto interessanti. Il gioco ricalca fondamentalmente il più classico dei pachinko dove, una volta lanciato il nostro omino-pallina, per la maggior parte del tempo si resta a guardare quello che accade sullo schermo, ma l'aggiunta di equipaggiamenti che modificano le caratteristiche del nostro omino e, soprattutto, la presenza di abilità variabili da personaggio a personaggio, rendono l'esperienza molto più interattiva di quanto si possa pensare.



Da questo punto di vista il guerriero è l'omino pallina meno divertente da usare. Le sue abilità lo rendono solo un po' più forte e capace di colpire nemici in un'area leggermente più grande, ma per il resto del tempo si è costretti a guardarlo mentre, lemme lemme, rimbalza come un deficiente tra bocce, pietre, brocche, lampade e nemici. Molto meglio la ladra che può essere bloccata a mezz'aria per dirigerla altrove (raggiungendo quindi nemici protetti da ostacoli), ma il non plus ultra è la strega che invece colpisce i nemici anche al di là delle protezioni, senza entrare in contatto diretto.



Il contorno del gioco è molto bello, con la mappa in stile roguelike in cui si avanza, schermata per schermata fino al boss finale, decidendo anche quale strada percorrere. Così come è bello trovare nuovi equipaggiamenti che amplificano attacco, difesa e abilità. Tutto questo rende il gioco maggiormente interattivo, ma a mio parere i tempi di attesa sono ancora troppo tediosi e, certamente, questo è un gioco che va preso con calma, mentre gli impazienti come me potrebbero non sopportare più di qualche ora la lentezza con cui tutto si muove ed evolve. Un gioco interessante quindi, ma che ha una struttura di base che è purtroppo decisamente superata. Divertente ma non così vario, a mio parere.




martedì 16 luglio 2024

Elderand

 


Elderand - 2022 - Versione Android

Elderand è un piccolo gioiello, soprattutto nella sua incarnazione per Android, con una grafica definita, pulita e veloci, animazioni bellissime e uniche per ciascuna delle decine di mostri diversi che ti affronteranno, tanti boss pazzeschi e, soprattutto, una risposta ai comandi veloce e precisa, che è una cosa imprescindibile in un gioco come questo. Per incisio: come sempre io gioco utilizzando il joypad della Playstation 4, ma ho anche provato col semplice touchscreen, e tutto funziona a meraviglia.


Ma cosa è Elderand? E' il più classico dei Metroidvania, tipologia di giochi dove l'esplorazione dell'ambiente (rappresentato in 2d con vista laterale) si alterna i frequenti combattimenti contro mostri di vario genere. Come in tutti i giochi di questo tipo molto del tuo tempo sarà impiegato nell'andare avanti e indietro per l'enorme aera di gioco, tra una "stanza" e l'altra, il tutto in puro stile platform, sconfiggendo boss che ti rilasceranno quei potenziamenti che ti permetteranno di raggiungere una piattaforma che magari, per fare un esempio, prima non riuscivi a raggiungere perché non avevi il doppio salto.


In tutto questo c'è anche una componente ruolistica semplice ma efficace, con livellamento del personaggio e conseguente aumento delle caratteristiche di base, e con oggetti di vario tipo da equipaggiare, costruendo fino a due "build" diverse tra cui switchare (mi si perdoni il termine) con la pressione di un solo tasto. Il tutto è comodissimo e funziona bene, peccato solo che per accedere alla mappa sia necessario invece aprire il menù (almeno che io sappia), quando sarebbe stato molto più bello avere una sovraimpressione sempre presente, soprattutto considerato quando sia ampio il mondo di gioco.


Elderand non presenta nulla di particolarmente innovativo nel suo genere, ma fa tutto molto bene. Persino un giocatore come me, che non ama questo tipo di giochi, si è trovato bene ed è andato avanti parecchio (forse anche perché Elderand non è un titolo difficilissimo). Ci sono però delle cose che non mi sono piaciute, ma questo dipende principalmente dai miei gusti personali. Per iniziare odio il fatto che i mostri si rigenerino costantemente. Questo accade non solo quando tocchi un falò (che il luogo dove si salva la partita), ma anche semplicemente quando esci da una "stanza" e ci ritorni subito dopo. 


Altre cose che mi hanno un po' indisposto sia, come già detto, la mancanza di una mappa sempre presente sullo schermo, considerato soprattutto quanto sia grande il mondo di gioco, tra vie aperte o chiuse, stanze segrete e quant'altro. Insomma non solo è facile perdersi, o perdere qualche stanza lungo la strada, ma a volte non si ha nemmeno più l'idea di dove si debba/possa andare, e andare in giro senza una meta precisa, dovendo passare dal menù per cercare la mappa, è davvero antipatico.


Al netto di questo Elderand è però un ottimo gioco, che gira benissimo anche sul mio telefono catorcio, ragion per cui non ho davvero alcun motivo per non raccomandarlo caldamente a tutto gli amanti dei metroidvania.





domenica 14 luglio 2024

Legasista

 


Legasista - 2012 - Versione Playstation 3

Questo giochino del 2012, seguito spirituale di quel CLADUN di cui ho parlato 3 anni fa, mi ha letteralmente stregato. Tecnicamente è un gioco mediocre che avrebbe potuto benissimo essere pubblicato sulla prima Playstation (se non addirittura su Amiga negli anni '90), con grafica bitmap, scrolling multidirezionale e rigorosamente senza alcuno strato di paralasse, con animazioni ridotte all'osso, elementi grafici ricilati dal suddetto Cladun, effetti sonori mediocri e - questo va detto - ottime musiche di accompagnamento.


Ma perché mi è piaciuto così tanto? Naturalmente per il gameplay così dannatamente semplice ma estremamente divertente. I livelli disegnati appositamente per narrare le vicende del gioco sono piuttosto semplici ma richiedono un minimo di puzzle-solving. Tutti gli altri dungeon sono creati in modo vagamente procedurale in modo da regalare ogni volta un'esperienza un po' diversa dalla precedente; ma è soprattutto la casualità degli eventi a creare una bella varietà di situazioni in cui la sfiga, come sempre, ci vede benissimo. 


Quello che mi piace in Legasista è ovviamente il loop in cui si entra per livellare il nostro party. Come spesso accade in questo genere di giochi vi è una complessa rete di meccaniche che coinvolgono le professioni, gli equipaggiamenti e le abilità, tutti elementi che concorrono a far diventare i personaggi vere macchine da guerra. 

La crescita non è velocissima, ma è inesorabile, e questo mi ha tenuto appiccicato allo schermo per ore e ore. Per finire, la storia stranamente non è troppo invadente e si lascia seguire (almeno non è completamente demenziale), ma come è ovvio non ha alcuna rilevanza. 


Certamente Legasista non è un gioco molto vario, nè accattivante dal punto di vista tecnico,  ma se cerchi un dungeon crawler divertente, sfidante ma leggero nei toni, eccoti un titolo che con poche pretese può darti molte ore di divertimento. 



venerdì 12 luglio 2024

The Lord of the Rings: Tactics

 


The Lord of the Rings: Tactics - 2005 - Versione PSP

Che gran disappunto per questo The Lord of the Rings: Tactics. Sulla carta era stupendo poter ripercorrere le vicende narrate nel libro (e soprattutto nei film, visto che ogni livello è introdotto da lunghi filmati tratti dalla famosa trilogia, che ne condensa gli accadimenti), guidando personaggi com Frodo, Gandalf e Granpasso attraverso 50 battaglie tattiche a turni, in stile Final Fantasy Tactics.


Sulla carta, appunto, perché sullo schermo invece ci sono talmente tante cose che non mi piacciono di questo gioco che sono arrivato ad abbandonarlo dopo poche ore di gioco, dopo nemmeno una dozzina di stage. Iniziamo dalla grafica, che è molto scialba e anche poco leggibile, persino le unità sullo schermo sono difficilmente identificabili se non zoomando e, ovviamente passandoci sopra col puntatore, perché dall'altro i personaggi nemici e il nostro party si confondono tra loro. La gestione dei personaggi è noiosa, e si limita solo all'acquisto di abilità e potenziamenti attraverso l'oro che si vince negli scontri. Ho ripetuto lo stesso noiosissimo scontro iniziale, facendo sempre le stesse 4 mosse, circa 80 volte per raggranellare denaro e compare ogni potenziamento disponibile... non il massimo del divertimento.


Salvo poi trovarti spesso a dover usare come party gente che non hai mai visto prima, anonima ed esterna alla compagnia dell'anello, e quindi unità che ovviamente non hai potuto potenziare  e preparare precedentemente. Tutto questo, tra l'altro, riduce enormemente le opzioni tattiche, visto che non hai la possibilità di sviluppare sinergie personalizzate secondo il tuo gusto personale, e la sperimentazione si limita ad un andare per tentativi fino a capire cosa conviene fare per non andare sotto al nemico. Da questo punto di vista quindi il divertimento, secondo me, è nullo.


In linea di massima il gioco non è orrendo, ma sinceramente non ho trovato alcun motivo valido per insistere a giocarlo, visto che gli scontri sono abbastanza limitati per mappa e opportunità, le unità non hanno molte opzioni di personalizzazione, non ci sono equipaggiamenti di trovare e sperimentare, e insomma non c'è nulla di quello che serve per rendere un gioco tattico quantomeno un po' interessante da vivere.



mercoledì 10 luglio 2024

Dungeon Master per Android

 


Dungeon Master - Verisone Android

Ho provato questo porting della versione Java di Dungeon Master, il classicone dell'epoca AtariST/Amiga che tanto avevo amato (e di cui ho già palato agli albori di questo blog). Questa versione ha diversi punti di forza, primo dei quali ovviamente la portabilità, perché insomma portarsi dietro sul cellulare Dungeon Master (e come vedremo anche Chaos Strikes Back) è quasi un sogno per chi ama questo gioco.


Altro punto di forza è che questo gioco è in grado di caricare diversi file "gioco", tra cui appunto il classico Dungeon Master e il suo seguito Chaos Strikes Back, ma (almeno in teoria) anche tanti altri livelli prodotti per la versione Java uscita già da molti anni su pc. Capisci quindi il peso specifico di questa app! Inoltre il programma include una comoda funzione di automapping che rende le nostre scorribande nei dungeon molto ma molto più agili.



Ci sono anche dei problemi però, primo tra tutti il fatto che tutta l'esperienza va giocata col touch screen e, sì, bisogna acquistare una certa abilità per muoversi e voltarsi velocemente nei corridoi del gioco, mentre nello stesso tempo devi comporre magie e azionare le varie armi. Il combattimento quindi potrebbe essere un ostacolo quasi insormontabile per chi come me è abbastanza negato nell'utilizzare il tocco al posto della simpatica combo mouse più tastiera. E' possibile però rallentare enormemente il gioco, in modo da poter gestire il tutto con un po' più di tempo.



Va detto che l'aspetto generale dell'app è un po' spartano e che, mi sembra quasi certo, l'emulazione dell'originale non è completa. In particolare non mi sembra che i componenti del party subiscano ferite agli arti, cosa che invece accadeva spesso nell'originale. Tutto il resto però c'è, compreso l'iconico sonoro originale, che ancora oggi è in grado di farmi sobbalzare sulla sedia. Insomma questo porting vale assolutamente la pena di essere installato se, come me, ami il gioco originale.



venerdì 5 luglio 2024

Knightmare



Knightmare - 1991 - Versione Amiga

Quando fu pubblicato questo gioco ero davvero felicissimo, visto quanto amavo Captive, il gioco prodotto poco più di un anno prima dallo stesso autore (Antony Crowther) e di cui Knightmare riprende lo stesso motore di gioco. Mi aspettavo quindi qualcosa di simile al citato capolavoro, non lo stesso gioco ma qualcosa di similmente divertente e appassionante. E in un certo senso fu così, anzi sotto certi aspetti questo Knightmare fu anche molto meglio di quanto potessi immaginarmi. Ma andiamo con ordine.


La tipologia è sempre quella, un dungeon crowler con movimenti a caselle in prima persona e combattimenti in tempo reale alla Dungeon Master. Ma mentre Captive era caratterizzato da infiniti labirinti creati proceduralmente, e quindi tutto sommato molto simili tra loro e privi di quel tocco umano che ti fanno percepire la sfida creata dal programmatore, i dungeon di Knightmare sono solo una piccola manciata di mappe, ma sono anche interamente progettati da una mente umana, per cui in uno spazio piuttosto contenuto c'è una densissima quantità di enigmi, situazioni, eventi e nemici posizionati in modo ragionato. Da questo punto di vista il gioco mi ha ricordato Dungeon Master 2, visto che la mappa si sviluppa in una zona esterna da cui si può accedere ad alcuni dungeon separati.. con la differenza che Knightmare è un bel gioco!



Tornando alle similitudini con Dungeon Master, anche il sistema di sviluppo del party si rifà a questo splendido classico, visto che a seconda delle armi che si mettono in mano ai personaggi questi avanzeranno di livello automaticamente nella corrispondente professione semplicemente con l'uso, ampliando il ventaglio di opzioni di utilizzo delle stesse, oltre che migliorando le statistiche generali del giocatore. In Captive invece spettava a te suddividere l'esperienza guadagnata nelle diverse categorie di professioni disponibili. Una differenza sostanziale che rende Knightmare molto più vicino al gioco di FTL piuttosto che al suo meraviglioso fratello maggiore. Resta però il fatto che certamente si troverà molto più a suo agio chi sa giocare a Captive piuttosto che chi è abituato a Dungeon Master.



C'è da dire che Knightmare è un gioco molto difficile. I nemici sono duri e veloci proprio come in Captive, ed è necessario isolarli perché se ti trovi a combattere contro più di un gruppo alla volta la morte è certa. Gli enigmi invece vanno dall'ovvio all'impossibile, con quelli dell'ultimo dungeon che mi hanno lasciato bloccato per mesi, nel 1992, quando non c'era internet per leggere le soluzioni. Semplicemente non sapevo cosa dovevo fare per superare certe stanze, e per quanto facessi numerosi tentativi alla fine mi trovavo sempre a ricaricare anche perché piano piano i miei omini morivano di fame. Forse la difficoltà è il vero tallone di Achille di un gioco che, per gli amanti del genere, è invece davvero ottimo sotto tutti i punti di vista. Probabilmente per goderne appieno bisognerà che ti armi di un buon walkthrought e di tanta, tanta pazienza, visto che i progressi sono comunque lentissimi. Tutto considerato, quindi, un ottimo esponente del genere per chi cerca un'esperienza hardcore.




mercoledì 3 luglio 2024

DISCOGRAFIA JOVANOTTI seconda parte (divagazione)

 

DISCOGRAFIA JOVANOTTI (2a parte)

Continuo con la disamina dei dischi in studio del Jovanotti nazionale, cercando il motivo per cui continuo fieramente a dire che non mi piace. Dopo la prima parte non avevo cambiato idea, pur riconoscendo che ha fatto cose uniche e cha alcuni brani mi sono piaciuti. Ora vediamo cosa esce da questa seconda parte, ma intanto - guardando la foto qui sopra - ammetto che mi indispone anche il look di questo artista, probabilmente lui si sente figo, probabilmente molta gente lo troverà figo, a me sembra un naufrago o peggio un barbone di quelli che, poveracci, dormono sotto i portici, e la cosa mi ripugna soprattutto perché quest'uomo potrebbe tranquillissimamente dormire in una villa a Portofino.




-  LORENZO 1997 - L’ALBERO

Un altro disco lunghissimo e, se vogliamo, piuttosto pesante. Il tutto si regge su degli arrangiamenti oggettivamente fenomenali per qualità e ricchezza, eseguiti da musicisti coi controcoglioni. Peccato però che il risultato sembri un disco uscito nel 1977 e non nel 97, cioè sembra di sentire un disco di Bill Whiters e non una produzione fatta alle soglie del 2000. C’è a chi piace, è una questione di gusti. Per me invece è tutto di un barocco quasi stucchevole e, soprattutto, tanta bellezza e opulenza risulta oggettivamente schiacciata da una scrittura, nelle armonie e nelle melodie, talmente elementare e scontata da far risultare la maggior parte dei brani eccessivamente lunghi e piatti. Prendiamo “bella”, la traccia più nota estratta dall’album: se ci togli il cantato e lasci solo la base ci puoi cantare sopra una dozzina di canzoni diverse già scritte prima. Oltre a questo, i testi di questo album fanno un enorme passo indietro rispetto al disco precedente, e pur risultando migliori della media dei trappettari odierni, sembrano davvero dei pensierini scritti da un tredicenne (tranne qualche buona eccezione, tipo “occhio non vede, cuore non duole” che secondo me ha persino ispirato “Quelli che ben pensano” a Frankie Hi-nrg). Per concludere una nota sul “canto” di Jovanotti: anche qui è una questione di gusti, ma secondo me è veramente brutto per stile e timbro. Quando rappa è ok, a parte la zeppola. Ma quando canta e tira le note… mamma mia! In sostanza se prendiamo queste canzoni e ci mettiamo un arrangiamento normale, di quelli che fanno adesso, oggi non le ascolterebbe nessuno. D’altra parte se con questo arrangiamento avessero messo all’epoca qualcuno con un timbro migliore probabilmente parlerei molto meglio di questo Lorenzo 1997 - L’Albero. In definitiva non lo riascolterò mai più.




- LORENZO 1999 - CAPO HORN

La prima cosa che si nota di questo Capo Horn è che Jovanatti ha preso seriamente lezioni di canto, il tecnico del suono ha imparato a valorizzare un po’ di più il timbro bruttino di Lorenzo, e per finire è stato applicato un bel po’ di autotune, ma in modo oculato. Il risultato? Le parti cantate sono finalmente ascoltabili! Dal punto di vista sonoro questo disco resta nella continuità coi lavori precedenti, anche se si nota, in alcuni brani, la ricerca di qualcosa di un pelo più moderno. Resta comunque un disco troppo lungo visto che, per quanto gli arrangiamenti siano come sempre curatissimi, la parte armonica e le melodie sono anch’esse sempre di una pochezza disarmante, per cui non si capisce il prò di aver portato avanti così a lungo quasi tutti i brani. Per finire i testi sono decisamente migliori di quanto si è ascoltato nel disco precedente, con alcuni spunti interessanti anche se piuttosto qualunquistici. In definitiva un disco un po’ noioso, dal sound anni 70 veramente curatissimo ma ancora un po’ troppo stantio, tra ottoni, Hammond, Clavinet e stucchevoli fioriture di basso.



- LORENZO 2002 - IL QUINTO MONDO

Finalmente arriva il Lorenzo che ha capito tutto di come gira il mondo, e quindi quello che si sbizzarrisce in testi (devo dirlo, in molti casi scritti bene) in cui denuncia il mondo occidentale e le sue ipocrisie, ergendosi a difensore dei deboli e delle popolazioni sfruttate. Inizia quindi con la decostruzione del modello occidentale, che inquina e calpesta, mentre lui - che pensa con la sua testa e non si fa ingannare dai poteri forti - si ribella a tutto questo. Diciamo quindi che questo è il Jovanotti socialmente attivo, multietnico, inclusivo, quello che dall’alto della sua torre d’avorio vuole insegnare a noi poveracci come vivere in modo umano e solidale. Musicalmente il disco non è male, ha delle sonorità meno barocche con influenze, finalmente, differenti dal solito funky anni 70 (pur non mancando pezzi col solito sound). Dicevo dei testi: sicuramente molto più ispirati e travolgenti, pur se ricalcano sempre la solita retorica, come il ripetere alcune frasette svariate volte, dirne una l’opposto dell’altra eccetera. E’ un bel disco? Diciamo che è meno noioso dei precedenti e che in alcuni momenti ti sa prendere (al di là della pena che possono suscitare alcuni concetti espressi).



- BUON SANGUE (LORENZO 2005)

Pur non tradendo il suo solito sound, in questo disco Jovanotti sa un po’ aggiornarsi introducendo qua e là dei synth (niente di epocale, roba tipo il Minimoog o l’Ob-X8 che esistevano già negli anni ‘70), che creano qualche gioco un po’ diverso dal solito e a volte ammorbidiscono il sound con dei tappeti. Sicuramente non c’è solo questo, si nota qualche batteria elettronica e, in generale, un utilizzo meno classico degli elementi tanto cari al nostro Jova. I testi per fortuna sono molto meno in tono predicativo, anzi si può dire che siano molto più generalisti ed aperti a diverse interpretazioni. In sostanza questo Buon Sangue è coerente con il percorso di Lorenzo, ma è decisamente un passo di evoluzione, di maturazione. Mi sento di dire che sia un buon disco, cantato in modo discreto, con testi un po’ ridondanti e non particolarmente incisivi, ma che si lascia ascoltare.

[continua...]

sabato 29 giugno 2024

The Awakened Fate: Ultimatum




The Awakened Fate: Ultimatum - 2015 - Versione Playstation 3

Ecco l'ennesimo dungeon crowler a turni, in stile Mystery Dungeons, o per meglio dire questo The Awakened Fate è di nome e di fatto il diretto successore di quel The Guided Fate Paradox di cui ho parlato alcuni mesi fa. Le meccaniche di base sono le stesse, con tutti i limiti che ne conseguono (tra cui, il più evidente, i livelli pseudocasuali che sono praticamente tutti uguali dall'inizio alla fine del gioco), ma ci sono anche delle differenze. 



La più grossa è che morendo,  o terminando un dungeon, si manterrà il livello ottenuto, senza tornare quindi al livello 1. È poi possibile trasformarsi per breve tempo in un angelo o in un demone, potendo così sfruttare le relative abilità e bonus acquistati nel proseguio della storia. 



La storia è vagamente intrigante dovendosi il nostro personaggio destreggiare tra il bene e il male, rappresentati da due sexy signorine che faranno di tutto per attirare la tua attenzione su di loro. Ma al di là di questo siamo sempre davanti alle solite chiacchiere inconcludenti che servono solo a legare le fasi di gameplay e che si possono felicemente tralasciare. 



In definitiva questo gioco non presenta nulla di nuovo e anzi semplifica parecchio le meccaniche tipiche di questa tipologia di rpg. Tutto questo si traduce in un titolo che è piuttosto noioso nelle sue fasi di esplorazione e combattimento. Tra l'altro lo sviluppo del personaggio non è così avvincente come un altri dungeon crowler e quindi, per concludere,  il gioco non mi è piaciuto particolarmente, lo trovo invecchiato male e poco divertente. 





giovedì 27 giugno 2024

Exiled Kingdoms

 


Exiled Kingdoms - 2015? - versione Android

Exiled Kingdoms è fondamentalmente un gioco alla Diablo ma molto meno action, con grafica scadente e in generale è un prodotto poco rifinito, sia per l'aspetto tecnico che per il gameplay. Come ben spiegato nella recensione dell'amico Il Più Antico (metterò il link alla sua bellissima recensione in fondo all'articolo) praticamente siamo di fronte ad un gioco creato da una persona sola, per cui Exiled Kingdoms ha comunque del miracoloso, anche perché giocarlo non è affatto male.


Sono rimasto appeso alla tentazione di sborsare i 5 euro scarsi che costa la versione completa per molto tempo, perché il gameplay è interessante, le missioni sono varie e soprattutto l'esplorazione intriga non poco. Ma d'altra parte la bruttezza delle animazioni e la ripetitività degli scenari, e mettiamoci anche il fatto che è un gioco che richiede moltissime ore per essere completato, mi hanno frenato fino ad oggi. Se avessi un mese di ferie da passare sotto l'ombrellone probabilmente farei il grande passo, ma ora con tutto il backlog che ho, una vocina mi dice di lasciare perdere e dedicarmi ad altro.


Ecco quindi che sto a consigliarti di provarlo: esiste una versione demo con una frazione di tutti i contenuti che puoi effettivamente trovare nel gioco totale, e che ha un tetto al livellamento fissato all'ottavo. Tuttavia provalo, se il gioco ti dovesse prendere probabilmente avrai trovato un prodotto che per pochi spicci ti terrà occupato per una stagione intera, altrimenti non farai altro che, come me, passere avanti. Detto questo ti consiglio di leggere VERA recensione del gioco a questo indirizzo:
https://unaconsolepercapello.blogspot.com/2024/02/il-re-ha-parlato-exiled-kingdoms-android.html?

Ma stai attento che dopo averlo letto ti verrà proprio voglia di giocarlo. Ringrazio quindi Il Più Antico e attendo i vostri pareri a riguardo.




mercoledì 26 giugno 2024

Star Trek: Invasion

 

Star Trek: Invasion - 2000 - Versione Playstation 1

Alla fine degli anni 90, con la prima Playstation mi sembrava di essere tornato ai bei vecchi tempi del Commodore 64, quando bene o male era possibile giocare a qualunque gioco mi venisse in mente, semplicemente perché... avevo il masterizzatore! Ok, non aggiungo altro, ma quello fu un terribile bellissimo periodo di libertà videoludica, dove potevo investire un cd vergine anche per giochi che magari non avrei mai caricato più di un paio di volte. Non è stato però questo il caso del poco conosciuto Star Trek: Invasion, un gioco d'azione spaziale chiaramente ispirato al più noto Colony Wars (che è degli stessi sviluppatori), e che mi trovai a caricare ben più che un paio di volte!

Trattandosi di un gioco basto sull'omonima serie tv, ti invito però a mettere da parte eventuali preconcetti e continuare a leggere quanto segue. “Star Trek: invasion” parte dall’universo a cui si ispira per inventare una storia in perfetto stile “televisivo” nella quale i personaggi della serie (tratti dalla “Next Generation”, quindi scordati pure del Sig.Spock) e le razze che si contendono il dominio del quadrante (tra cui si possono annoverare Umani, Romulani e i mitici Borg, ma anche una nuova e temibile razza aliena) sono solamente un pretesto per creare un filo conduttore tra le diverse missioni alle quali, come piloti della Federazione, saremo assegnati per risolvere situazioni spinose. L’azione di gioco in realtà risulta per lo più estranea dall’universo a cui si ispira, perché se è vero che sono moltissimi gli elementi tipici del mondo di Star Trek che si potranno incontrare – ad iniziare dai tipi di armi e di astronavi nemiche – è anche vero che un gioco come questo, in cui si è alla guida di un piccolo caccia stellare, non può che lasciare perplessi i cultori della serie. Infatti in tutta la storia di Star Trek, diversamente da quanto è di norma nella saga di Guerre Stellari, le battaglie spaziali ricordano molto più da vicino le classiche battaglie navali, dove vascelli di grosse dimensioni cercano di evitare il fuoco nemico con manovre evasive, cercando nel contempo di raggiungere posizioni vantaggiose per aprire il fuoco.

Al contrario i “caccia stellari”, così come sono presentati in “Star Trek: invasion”, praticamente non si sono mai visti nella serie, se non in rarissime occasioni (come ad esempio in una celebre scena del film “L’insurrezione”). Tutto ciò non toglie che l’atmosfera generale del gioco risulti al 100% startrekiana, a partire dalla classica interfaccia stile “Federazione dei Pianeti Uniti”, passando per le voci originali degli interpreti della serie televisiva (tra cui Picard e Worf, ma non manca neppure la voce del comandante Janaway!), fino ad arrivare alle numerose citazioni tratte dalla famigerata “fanta-fisica” di Star Trek, croce e delizia di tutti gli appassionati.

Per quanto possa essere inconsueto salire su un caccia della Federazione, il feeling con la serie rimane quindi invariato: phaser, siluri fotonici e raggi traenti sono in perfetta forma e pronti per essere utilizzati contro qualunque dannato vascello dei Romulani (che spesso si occultano, quei vigliacchi) o contro gli immensi ed apparentemente indistruttibili cubi Borg. A rendere tutto più meno semplice si aggiungono una quantità industriale di detriti vaganti e di asteroidi che faranno di tutto per impattarvi contro e ridurre l’efficienza dei vostri scudi, mentre siete già impegnati ad evitare il fuoco incrociato di un nemico perpetuamente in superiorità numerica. Le missioni da affrontare, dalla semplice battaglia ai classici assegnamenti come scorta, passando per pattugliamenti, rifornimenti ecc., sono numerosissime e ricche di sotto-obbiettivi (alcuni dei quali segreti). Ognuna va affrontata studiando la migliore strategia e tipologia di arma da utilizzare, ma nella maggior parte dei casi la chiave del successo della missione risiede nella sola capacità di sparare a più non posso e di colpire il nemico: “Star Trek: inviasion” è quindi essenzialmente azione pura!

Riuscire ad avere successo è il più delle volte veramente un’impresa, considerata la quantità di vascelli presenti nelle aree di gioco, tutti ben decisi a spararvi contro fino ad abbattervi. Nel contempo la nostra nave risulta piuttosto ostica da manovrare anche se il sistema di controllo può a molti risultare familiare, essendo esattamente lo stesso visto in Colony Wars, serie da cui questo “Star Trek: invasion” eredita quasi tutto, compresa l’impressionante (per i canoni Playstation 1) realizzazione tecnica e la grafica in alta risoluzione. Se quindi si riescono a superare le difficoltà iniziali nel prendere confidenza col caccia (che possiede tra l’altro un sofisticato sistema di aggancio al bersaglio che rende a volte più semplice l’abbattimento del nemico), magari aiutandosi con le missioni di allenamento o giocando contro un amico nell’arena del multiplayer (con schermo suddiviso), non potrai non restare affascinato dalla travolgente azione e dalla bellezza dello spazio circostante, ricco di “presenze” (ostili, neutre o alleate) e di scenari da sogno, come stelle abbaglianti ed enormi pianeti con gli anelli. La fluidità di gioco resta sempre eccellente, anche nelle situazioni più concitate, e grazie ad una colonna sonora di prim’ordine le battaglie risultano piuttosto coinvolgenti: combattendo contro un cubo dei Borg ti troverai davvero a scaricare tutto il tuo odio contro questa razza di mostri che, non curanti della tua aggressività, persisteranno ad invitarti a non opporre resistenza e a lasciarti assimilare!

In definitiva Star Trek: Invasion non è invecchiato così male, grazie all'alta risoluzione e all'eccellente fluidità della grafica. E dal momento che giochi di questo genere, tutto sommato, negli ultimi 20 anni se ne sono visti pochini, resta il consiglio di provarlo e se sei un'amante di Star Trek questo diventa un obbligo! Per tutti gli altri risulta comunque un’ottima produzione da provare.