Fuoriora - Ricomincio Quando Voglio (2025)
A fine dicembre del 2025 ho pubblicato su Youtube il primo album del mio progetto/band virtuale "Fuoriora". Sottolineo che il gruppo è "virtuale" in quanto non esiste alcun membro di questa band, Fuoriora è una totale invenzione del sottoscritto che ha composto i testi (tranne che per un brano), inventato le melodie di base e ha poi realizzato tutto quanto con l'AI, comprese soprattutto le tracce vocali. In vita mia ho scritto quasi 200 canzoni che poi, in gran parte, ho arrangiato e cantato io stesso (con risultati imbarazzanti, peraltro) pertanto ho approfittato di questi nuovi strumenti per dare una forma per lo meno decente ai miei brani. Il processo è stato più lungo e faticoso di quanto si possa pensare ma il risultato, al netto di qualche sbavatura nella pronuncia, mi ha trovato molto soddisfatto, soprattutto nell'interpretazione del canto. In ogni caso in questo articolo illustrerò i dieci brani dell'album cercando di spiegarne il significato. Come regola generale quando scrivo un testo cerco di lasciare sempre un po' di spazio all'ambiguità in modo che ciascuno degli ascoltatori possa dare un tocco di interpretazione personale e fare così più "suo" il brano, ma malgrado questo chiaramente questo disco non contiene canzoni talmente criptiche da richiedere che te le spieghi. Tuttavia ho voluto comunque illustrare il perché e percome di ogni mia canzone con questo breve articolo. Pertanto eccoci qui.
Il brano ci ricorda come a volte ci si annulli per compiacere gli altri, e con "altri" non intendo necessariamente solo il partner. Ovviamente si può rinunciare alle cose che ci piacciono per la felicità altrui, ma solo fino ad un certo punto e, soprattutto quando non si trovano compromessi capaci di accontentare entrambi, diventa inevitabile alla fine ribellarsi a questa situazione, se non altro per una questione di rispetto anche verso se stessi. La canzone lascia un po' di spazio all'ambiguità proprio nel titolo, quel "ricomincio quando voglio" che fa il verso al più diffuso "smetto quando voglio", tipica frase di chi pensa di poter gestire i propri vizi ma che, il più delle volte, non ha minimamente la forza di contrastarli.
Tra i frequentatori dei social media il "cambio dell'algoritmo" è lo spauracchio capace di modificare l'esperienza di fruizione dell'utente, spesso portando in un primo momento irritazione se non addirittura smarrimento, almeno fintanto che l'abitudine non rimette le cose a posto. Questo brano ovviamente parla dei cambiamenti che accadono anche nella vita reale, quei cambi di paradigma che possono modificare abitudini, interessi e anche relazioni, e lo fa mantendo in parallelo quello che accade ad esempio su Tiktok o Instagram, dove è successo che dopo aver catturato l'attenzione degli utenti, ingaggiandoli, spingendoli a guardare contenuti e a "crearne" di propri, adesso - col cambio dell'algoritmo - questi stessi utenti sono sommersi di pubblicità (il ritornello ne cita alcune tipiche) e non vengono premiati dalle piattaforme se non sono in grado di portare loro stessi un guadagno, una convenienza. Il testo lascia un po' di spazio all'ambiguità nella frase "c'è ancora posto per te?", lasciando spazio a diverse interpretazioni, sia sul piano delle piattaforme social che su quello della vita reale.
Basato su una melodia che ho scritto nel 1989, questo brano racconta chiaramente di una coppia di persone opposte nei gusti e negli interessi, che alla fine si è sfasciata. Ma la domanda resta: era inevitabile che due persone così diverse non fossero destinate a restare insieme o si tratta solo di un alibi per nascondere altre motivazioni. Ad un certo punto del brano si capisce che l'altra persona era dipendente dal telefono, che lo controllava "ogni due minuti", cosa che alla fine anche il cantante si accorge di fare come conseguenza di questa separazione. Restano interrogativi sul perché lo facesse lei, sul perché ora lo faccia lui, e sul fatto - in sostanza - che queste due persone non fossero in realtà così diverse.
Questo brano potrebbe essere una buona risposta ad una delle domande lasciate dalla traccia 3. Finita una storia c'è la tentazione di continuare a seguire più o meno segretamente le attività social dei nostri ex, e la rosicata è un rischio molto concreto. Vedere che l'altra persona ha voltato pagina, che vive felice anche senza la presenza dell'altro crea incazzature, gelosie e un senso di amarezza difficilmente risolvibili se non proprio smettendo di seguire quella persona sui social. E quando la questione diventa troppo morbosa può succedere che le cose che si vedono pubblicate vengano ingigantite, viste con sospetto, che acquistino significati che in realtà non hanno, e spesso possono esserci anche delle conseguenze spiacevoli da tutto ciò. Ad esempio, perché ci si può trovare ad un certo punto addirittura "bloccati"?
Questa mia canzone è una vera dichiarazione d'amore incondizionato. L'oggetto è ovviamente in questo caso la neve, ma a livello concettuale il mio brano vuole comunicare che il vero amore può soprassedere ad eventuali controindicazioni, aspetti negativi (anche importanti) e tutto quanto non trovi d'accordo le persone intorno a te. Per lo meno, questo è il mio punto di vista e la canzone vuole essere una sorta di "coming out" che può valere, in linea di principio, in qualunque ambito, come soprattutto in quello sentimentale.
Questa canzone non vuole essere necessariamente il frutto di un momento di depressione o di demoralizzazione. Dal mio personale punto di vista è più una rivendicazione di come non sia necessario esprimere opinioni o avere sempre novità o cose argute da dire per sentirsi uomini, perché alla fine della fiera davanti al dramma umano, davanti alla sofferenza e alla morte siamo tutti uguali. Per cui, per quanto il testo sia ambiguo ed interpretabile, la canzone può anche essere vista come uno spunto di speranza. Le strofe si ripetono uguali perché giustamente sarebbe stato contraddittorio se avessi espresso altri concetti interessanti!
Questo è l'unico testo che non ho scritto io, ma mi è piaciuto a tal punto che l'ho voluto musicare e inserire nell'album, anche perché comunque ha una sua coerenza col discorso portato aveanti nel resto del disco. In ogni caso, la canzone parla di indifferenza: dipinge l'amarezza che si prova quando si subisce l'indifferenza da parte di chi invece prima diceva di volerci bene, così come l'amarezza nel non aver voluto affrontare le proprie insicurezze, di essere rimasti indifferenti ai segnali negativi, facendo finta che tutto andasse bene quando invece era evidente la presenza di un disastro incombente.
Questa è una canzone che scrissi nel 1994 in un momento in cui, deluso da una storia finita male, avrei voluto essere diverso, più stupido e volgare per attirare maggiormente le attenzioni altrui. In realtà il quesito mi è rimasto irrisolto anche dopo più di 30 anni, e si estende ad ogni campo dell'esistenza: meglio essere se stessi o fare come gli altri, omologarsi a quegli "altri" che disprezzi ma che hanno successo dove tu non ce l'hai? Nella canzone sembra che abbia trovato la risposta, ma in realtà è una risposta di comodo, che mi permette l'immobilismo.
9: MI HAI FATTO MALE, TI HO FATTO MALE
Un brano decisamente molto leggero dopo i temi pesanti delle canzoni precedentim, e per questo anche un po' umoristico, si basa su una delle mie prime canzoni, datata addirittura 1988! Il testo racconta di come non sia piacevole essere perseguitati da chi abbiamo fatto soffrire e che quindi si vuole vendicare magari con comportamenti anche illegali, ad esempio abusando della sua autorità. E' quindi necessario subire, giustificando il comportamento dell'altro come giusto contrappasso per i propri sensi di colpa o comunque è preferibile non farsi intimidire ma addirittura contrattaccare?
10: LA MALEDETTA VETRINA DEI SOCIAL
Il delirio finale ha come punto di partenza il fatto che spesso ci ricordiamo quasi a memoria cose totalmente inutili come video, battute e immagine viste sui social, ma tendiamo invece a dimenticare cose più importanti, quasi come se questi mezzi di comunicazione attivassero in noi una memoria selettiva solo verso le cazzate. Da qui inizia un percorso di affrancamento dall'ossessiva e compulsiva necessità di buttare tempo e risorse verso contenuti che tra l'altro ci fanno sentire inadeguati. Il brano è quindi una sorta di seduta in stile "alcolisti anonimi" dove si affronta e si riconsce il problema e si cerca di risolverlo affrontando i lati negativi che questa vera e propria droga ci procura. Un percorso che mi sento di consigliare a tutti gli ascoltatori. E con questo chiudo.

