domenica 7 luglio 2019

Le notti di Dylan Dog




Dylan Dog: le notti della luna piena - 1988 - versione Commodore 64




Non so te, ma io credo di aver letto almeno i primi 100 numeri di Dylan Dog, un fumetto strapieno di citazioni (se non di veri e propri plagi) pescate un po' da tutto l'immaginario horror e non solo del '900. Anche se non ne sono mai andato pazzo, devo dire che era comunque divertente da leggere, se non altro per il gusto di cogliere queste citazioni e contestualizzarle.



Visto il successo ottenuto dal fumetto, furono prodotti molti videogiochi su Dylan Dog, il primo dei quali era questo Le Notti Della Luna Piena che ti vado ad illustrare. 
Il gioco è strutturato come un libro game, con scelte multiple attraverso le quali progredire nella storia. Raramente le scelte sono più di 2 alla volta, è quasi sempre ad una scelta sbagliata corrisponde morte certa. Altre volte invece scegliere una strada al posto dell'altra porta ad acquisire oggetti importanti per la risoluzione del gioco.



Anche se la trama è piuttosto banale, e non si sviluppa certamente in modo particolarmente elaborato, il titolo si lascia giocare molto bene soprattutto grazie ad una realizzazione grafica elegante e pulita, con illustrazioni molto ben fatte e intellegibili, e con testi essenziali ma efficaci. Ricordo che rimasi affascinato da questa impostazione fin dalla prima schermata che vidi sulle pagine di Commodore Computer Club.



Il vero limite di questo gioco è nella sua durata. Infatti il titolo è veramente troppo breve: con la soluzione in mano lo si conclude in pochi minuti, ma anche senza sapere nulla, visto che l'esplorazione del mondo in realtà la si completa nel giro di pochissime partite, arrivare in fondo è una questione di un'oretta di gioco, forse anche meno.


Ciò non toglie che Dylan Dog le Notti della Luna Piena sia un gioco valido, divertente e anche piuttosto avvincente. Un plauso particolare va alla realizzazione grafica veramente pulita e stiloso, impreziosita da un commento sonoro povero ma d'atmosfera, con tuoni e ululati, e un malinconico Chiaro di Luna quando si muore.



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