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domenica 1 dicembre 2024

Shining in the Darkness

 


Shining in the Darkness - 1991 - Versione Megadrive

Shining in the Darkness è un gioco alla Wizardry o alla The Bard's Tale ma prodotto in Giappone per una console giapponese. Credo che fosse un caso più unico che raro per il periodo in cui è uscito., infatti mentre oggi ci sono dozzine di giochi giapponesi di questo tipo, soprattutto usciti per console portatili, all'epoca eravamo abituati a vedere cose di questo genere solo su home computer o su Pc.


Dal punto di vista tecnico Shining in the Darkness risente solo un po' di un eccessiva lentezza nella gestione dei menù, soprattutto quando si riordina l'inventario o si compra e si vende equipaggiamento, mentre al contrario il flusso di gioco nel labirinto scivola via piuttosto bene. La grafica è tutto sommato gradevole, anche se un po' spartana nelle fasi di esplorazione. Le fasi nel villaggio e nelle altre situazioni di contorno invece sono ben fatte e ricordano un po' certi manga, sia per la caratterizzazione dei personaggi, sia per le vicende narrate.


Il gioco è però un po' troppo semplicistico e poco profondo nelle meccaniche anche per essere un titolo uscito nel 1991. Le opzioni di gioco sono veramente minimali, così come l'interazione con gli elementi dei vari dungeon. Una cosa che mi dà da pensare è la cronica mancanza di una mappa, che va quindi disegnata a mano, anche se il gioco fornisce ben presto un incantesimo capace di mostrare la mappa statica della piccola zona in cui ci si trova in quell'istante. E' insomma un aiuto alle tue capacità di mappatore, ma non può in alcun modo sostituirsi ad una vera mappa a schermo.


Se è vero che in quei tempi la maggior parte dei giochi richiedessero di disegnare le mappe a mano (cosa che era proprio considerata come una parte integrante del gameplay) è anche vero che altri titoli come Black Crypt (uscito invero nel 1992) ti alleggerivano il compito con un sistema di mapping automatico. Insomma con un automapping probabilmente Shining in the Darkness sarebbe durato molte meno ore ad un giocatore medio, ma l'esperienza di gioco ne sarebbe risultata molto più gratificante. Questo lo si poteva pensare già nel 1991, oggi una situazione di questo tipo è assolutamente inconcepibile.


Benché Shining in the Darkness non sia un gioco difficile, ben presto ci si rende conto che la chiave di tutto è il semplice "grinding". Basta passare del tempo per guadagnare qualche livello che tutti i nemici, fino a quel momento letali, diventano gestibili senza quasi nemmeno studiare strategie particolari. Anzi direi proprio che qui di strategie non ce ne sono: salire di livello e acquistare migliori equipaggiamenti è tutto quello che viene richiesto.


In definitiva Shining in the Darkness nel 1991 sarebbe stato sicuramente un gioco da comprare per tutti i possessori di Megadrive amanti dei giochi di ruolo. Se per dimensioni e complessità perde il confronto persino con un Bard's Tale uscito per Commodore 64 ben cinque anni prima, ne guadagna però in grafica e sonoro e, soprattutto, in atmosfera. Per cui oggi, ti chiederai, vale la pena di essere giocato? Ebbene. secondo me va senz'altro provato ma sono certo che appena ti troverai ad ammazzare mostri su mostri fin dall'inizio, per arrivare almeno a livello 8 e senza fare alcun progresso nella trama, capirai che ci sono tutto sommato cose migliori da fare e giochi da giocare per perderci troppo tempo sopra.


venerdì 29 novembre 2024

Crazy Taxi

 


Crazy Taxi - 2000 - Versione Dreamcast

Qualche volta mi è capitato di incrociarne il cabinato in sala giochi, ma Crazy Taxi non mi ha mai attirato, vuoi per la grafica sì veloce, sì ricca, ma poco interessante con la sua ambientazione urbana, vuoi perché il gioco, basato così tanto sui timer, mi crea più ansia che divertimento. Non amo i giochi che ti impongono un limite di tempo, ho una sorta di sensibilità verso questo genere di situazioni che mi crea davvero uno stato d'ansia talmente accentuato che il risultato è l'opposto del divertimento che vado cercando nei videogame.


Per questo motivo quindi non avevo mai giocato a Craxy Taxi. Poi un giorno vado nella sala delle meraviglie di Piermarco che senza indugio mi sbatte in faccia il suo fiammante Dreamcast, con tanto di  corredo di videogiochi, uno più roboante, colorato e veloce dell'altro. Tra questi titoli svettava Crazy Taxi, che era proprio un bel vedere.


Abituati come eravamo alla Playstation 1, con  grafica in bassa risoluzione, con texture sgranate e deformate, con colori spesso rovinati da effetti dithering e dal frame rate traballante, giocare a Crazy Taxi col Dreamcast era davvero come stare in sala giochi (complice anche il megaschermo e l'impianto audio ultrapompato presente in quella stanza), per cui restai estasiato. E tutto questo, come detto prima, pur non amando il genere.


Oggi tutto questo ben di Dio non fa più lo stesso effetto, né a me né a nessun altro. Il gioco resta un gran bell'arcade, pieno di tocchi e idee, situazioni buffe e al limite del politicamente corretto, ma ovviamente l'impianto tecnico non è in grado di meravigliare. Anzi, in più frangenti si nota un (oggi) fastidioso pop up all'orizzonte che non ricordavo assolutamente. 


Giocare a Crazy Taxi oggi per me è quindi più che altro un atto dovuto, un momento che ho aspettato quasi da 25 anni e che quindi sono contento di aver assaporato. Mi sono divertito, è vero, ma l'ansia dei timer e l'aspetto tecnico superato mi hanno un po' rovinato la festa. Non so perché ma mi aspettavo qualcosina di più. Ciò non toglie che Crazi Taxi resta un ottimo gioco arcade, un'esperienza che consiglio a tutti.



martedì 21 novembre 2023

Star Wars


 

Star Wars Arcade - 1993 - Versione Sega Mega Drive 32x

Non ho mai visto in sala giochi questo remake del classico arcade del 1983, per cui mi non ho idea di quanto sia stato dirompente e di quanto successo possa avere avuto, almeno dalle mie parti. Tuttavia ho avuto modo di provare la versione casalinga per il Sega Mega Drive (per il quale è necessaria la periferica 32x, altrimenti ciccia) e devo dire che è davvero un gran bel gioco, per cui posso immaginare quanto sarà stato esaltante da giocare nel 1993 magari in un bel cabinato come quelli che c'erano nelle sale giochi dell'epoca.



Questo Star Wars è praticamente lo stesso gioco nel 1983, ma questa volta anziché essere con grafica vettoriale è stato rifatto con una grafica composta da solidi pieni per i quali non c'è nessuna texture, ma non se ne sente nemmeno tanto la mancanza. Il titolo è anche stato arricchito con tanti particolari secondari, come asteroidi e incrociatori spaziali, e la superficie della morte nera è piena di cunicoli e passaggi in cui sfrecciare sparando a tutto quello che si muove.



E' possibile guidare sia l'X-wing, in solitaria, che l'Y-wing in cui si dividono i compiti tra pilota e mitragliere; è anche possibile passare dalla prima persona (con visuale dal cruscotto come nel classico di 10 anni prima) alla terza, con il nostro mezzo visto di culo; ci sono delle scenette di intermezzo con immagini statiche tratte da il film, tanti suoni campionati (tra cui il tema principale) e insomma l'esperienza in generale è molto fluida, veloce ed esaltante.


In definitiva questo gioco è un ottimo arcade, che non sfigura nemmeno troppo sul televisorone 55" di casa, perché benché si facciamo sentire tutti gli anni che ha sul groppone (in particolare a livello di risoluzione a video), l'esperienza di gioco risulta ancora molto veloce e soddisfacente.



venerdì 13 ottobre 2023

Megapanel



Megapanel - 1990 - Versione Sega Megadrive


Ennesimo puzzle game, ennesimo gioco che deriva da Tetris, Megapanel è però tutta un'altra cosa! Per giocare e divertirsi con questo pazzo gioco giapponese (mai arrivato in occidente, quindi va rigorosamente gustato in salsa inglese/jappo) è richiesto un totale ribaltamento del concetto e degli automatismi che magari hai maturato in anni e anni di giochi alla Tetris, e questo può rivelarsi un percorso più arduo del dovuto.


Fondamentalmente invece di far incastrare tra loro pezzetti che cadono dall'alto qui è richiesto di spostare le caselle già disposte sullo schermo per farle combaciare nei colori a tre a tre, muovendole esattamente come nel gioco del 15: Ne deriva che "portare in giro" per lo schermo una casella richiede numerosi spostamenti di pezzi limitrofi, come rotazioni e scambi, il tutto ovviamente lottando contro il tempo.


Nelle prime partite è veramente un gran casino, ma piano piano si inizia a entrare nel meccanismo e a muovere i pezzi in modo abbastanza naturale, senza dover quindi pensare a come portare un pezzo dal punto A al punto B. Tuttavia il tempo risicatissimo e le insidie che si vengono a creare (nella forma di "torri" magari separate tra loro), fanno di Megapanel un gioco che poco sorprendentemente non ha fatto una gran presa sul pubblico. Ed è un peccato, perché in realtà l'idea è strepitosa, così come la realizzazione così follemente Giapponese, piena di ragazze carine e gattini.



Completa l'offerta l'immancabile sessione in doppio, di cui però non ho fatto esperienza per cui mi limiterò a dire che esiste. In definitiva non è un gioco immediato come Tetris, ma è bastardo allo stesso modo e ti capiterà di ritrovarti a fare una partita dietro l'altra senza nemmeno accorgertene. 



giovedì 14 settembre 2023

Afterburner

 


Afterburner - 1987 - Versione Arcade


Primo impatto con questo gioco: sala giochi itinerante che viaggiava coi "baracconi" e che faceva (e tutt'ora fa) tappa a Genova in dicembre; cabinato enorme con una cloche pazzesca davanti ad uno schermo che all'epoca sembrava gigantesco; lampi di colori sgargianti, e suoni superpompati; e sullo schermo un'orgia di grafica velocissima che schizzava via in tutte le direzioni. Ebbene sì, quello che oggi persino sullo schermo di un cellulare sembra un ammasso di pixel grossi e sgranati, all'epoca sembrava un miracolo di potenza,  visto che all'epoca la grafica era bitmap e Afterburner sparava una grafica bitmap capace di ruotare e zoomare a velocità pazzesca con centinaia di colori e tantissimi sprite sullo schermo. Insomma, Afterburner dettava un nuovo standard tecnologico talmente lontano dai nostri home computer da farci rimanere basiti.



Il gioco in sé invece, anche in mezzo a tutto questo turbine di emozioni, non mi convinse mai più di tanto: troppo veloce, troppo confusionario, troppo limitato anche nella visuale, perché al di là di quanto accade nel livello dei canyon per il resto non si aveva mai l'idea di un vero e proprio traguardo da raggiungere, si volava e basta e in qualunque direzione, evitando i missili nemici e cercando di abbattere gli aerei avversari. A me questa cosa non ha mai esaltato, ma mi rendo conto che è una questione di gusti personali. Come esperienza spara-spara era senz'altro esaltante, e anzi posso dire che lo è tutt'ora.



In definitiva Afterburner è ancora un titolo giocabile, graficamente invecchiato male perché semplicemente è cambiata la tecnologia in questi quasi quarant'anni di tempo da quando è arrivato nelle sale giochi. Non credo che oggi sarebbe in grado di appassionare un giocatore nuovo, non quanto invece ci potrebbe riuscire un Out-run o uno Space Harrier, tanto per citare altri due titoli figli della stessa madre. Tuttavia resta un titolo valido e che ha lasciato un segno nella storia degli arcade e che merita un giro.



mercoledì 9 agosto 2023

Gain Ground

 


Gain ground - 1992 - Versione Sega Megadrive

Su suggerimento di un caro amico di social (seguitelo tutti su Tiktok @crazyjimmi3720) ho provato questo misterioso titolo arcade, seppure nella sua versione Megadrive: Gain Ground. Lo definisco "misterioso" poiché, non avendolo mai visto in sala giochi, colpevolmente non ho mai considerato di provarlo nemmeno su console casalinga, ed oggi purtroppo arrivo fuori tempo massimo. 



Il gioco ha almeno un'idea interessante: quella che ogni schermata può essere affrontata con un personaggio a scelta, ciascuno con le sue armi caratteristiche, e la quantità di personaggi a disposizione sale fino a 20 se si portano in salvo i vari prigionieri che si incontrano sul nostro cammino. Se il nostro omino viene colpito diventa a sua volta prigioniero, e si passa ad uno successivo finché non si rimane senza omini. È necessario pertanto uccidere tutti i nemici (scegliendo chi è in grado di colpirli tutti in quel determinato livello), e portare sempre in salvo tutti i prigionieri, altrimenti si arriva ben presto al gameover.



Se avessi conosciuto questo gioco nel 1988 probabilmente ci sarei impazzito dietro, in quanto è un titolo estremamente divertente e richiede una certa pianificazione strategica nell'affrontare ciascun livello. Purtroppo è un gioco tecnicanente povero anche per il 1992, ma non tanto e non solo per la grafica e il sonoro sottotono, ma anche per il modo limitato con cui protagonista e nemici si sparano addosso e in generale il feeling un po' precario con cui si muove il tutto. Resta comunque un titolo da provare se, come me, non l'avevi già fatto prima. 



lunedì 7 agosto 2023

Rampage

 


Rampage - 1989 - Versione Sega Master System

Non ho mai giocato a Rampage in sala giochi, né su Commodore64 o su altre macchine in mio possesso negli anni '80. L'unico assaggio che ebbi di questo titolo fu credo nel 1990 sul Sega Master System di un amico. Ovviamente nel '90 avevo già visto sui miei schermi cose molto migliori di questo semplice arcade, che trovai decisamente poco impressionante dal punto di vista tecnico, e anche piuttosto ripetitivo nella grafica e nel gameplay. 



Avendoci giocato in due contemporaneamente era anche stato divertente per alcune partite, ma pur in questa modalità Rampage restava un titolo primitivo, e mi chiedevo allora come oggi come potesse avere avuto un tale successo un giochino dove,  per altro, uccidevi gente innocente. In ogni caso Rampage è un gioco abbastanza inutile ed oggi va provato giusto una volta per dovere storico, ma che dopo può essere tranquillamente dimenticato. 



giovedì 18 agosto 2022

Super Thunder Blade

 


Super Thunder Blade - 1988 - Versione  Megadrive

Dopo aver parlato tempo addietro di Space Harrier 2, mi sembrava giusto spendere due parole anche sull'altro titolo uscito ad debutto del Megadrive, questo super Thunder Blade che a ben vedere ha moltissime cose in comune con il suo "fratellone" di uscita.

A cominciare dell'impostazione grafica, in quello pseudo 3d in stile gioco di corsa che rende Super Thunder Blade, guardando le immagini, qualcosa tipo un clone di Space Harrier, con un certo retrogusto alla Outrun. Certamente il motore di gioco è lo stesso utilizzato nei due titoli citati ma probabilmente questo motore funziona meglio qui che in Space Harrier 2, perché col pad in mano in questo gioco lo scorrimento della grafica mi è sembrato più fluido e convincente.


Quello che invece a mio parere affossa completamente Super Thunder Blade è la reattività del nostro elicotterino, che si muove goffamente e con lentezza, addirittura con un certo ritardo, ad ogni nostro comando, rendendo di fatto difficilissimo uscire indenni nelle fasi più concitate, quelle con ostacoli e proiettili da schivare al millimetro.


Ci sono poi delle brevi fasi a scorrimento dall'alto, davvero brutte da giocare perché il nostro mezzo si può muovere solo orizzontalmente ed ha una gittata di pochi pixel, pertanto possiamo solo muoverci a destra o sinistra ed eventualmente invertire lo scorrimento dello schermo per tornare un pochino (lentissimanente) indietro: davvero una meccanica insensata.


Al netto di tutto, quindi, il gioco mi è piaciuto ancor meno di Space Harrier 2, anche se tecnicamente mi ha convinto un po' di più. Resta comunque un gioco troppo difficile e poco appagante per consigliartelo.



lunedì 18 luglio 2022

Space Harrier II



Space Harrier II - 1990 - Versione Mega Drive


Come titolo di lancio per il Mega Drive sicuramene Space Harrier II ha fatto sognare molti ragazzi della mia età. Le altre versioni di questo gioco, tra cui quella dell'Amiga con cui ho avuto modo di giocare, erano tutto sommato dei giochi passabili ma la velocità e la fluidità dello Space Harrier arcade rimanevano decisamente inarrivabili. Per questo motivo si guardava alla nuova console di casa Sega con la speranza di riscontrare una maggiore fedeltà, che fosse degna del costo dell'hardware. E invece no: purtroppo, come è successo poi anche per altri titoli famosi, il Mega Drive non è riuscito nemmeno in questa occasione non dico a superare ma almeno ad affiancare a livello di design e prestazioni un titolo che comunque era già presente nelle sale da qualche anno.


Il bello di Space Harrier sta nell'azione concitata, nel fare il pelo a nemici, ostacoli e proiettili, in un mondo pseudo-treddì che si muove in modo fluido e convincente. Questa fluidità ha l'effetto di assorbire il giocatore dentro allo schermo, di avvolgerlo completamente al punto di farlo sentire veramente come se fosse l'omettino che salta qua e là. Tutto questo non accade per nulla in Space Harrier II, purtroppo mancano troppi frame tra una posizione e l'altra perché gli oggetti presenti sullo schermo (abbastanza pochi, invero) sembrino lontanamente elementi che si avvicinano davvero in un mondo tridimensionale. Insomma, Space Harrier II non è tecnicamente all'altezza della sua fama, e a ben vedere è pure molto ripetitivo. Non mi sono affatto divertito giocandoci oggi, nel 2022, per cui ritengo che sia un titolo ormai assolutamente trascurabile.



giovedì 12 maggio 2022

Twinkle Tale


Twinkle Tale - 1992 - Versione Sega Megadrive


Non amo particolarmente gli shoot'em up, anche se me ne sono goduti parecchi quando ero molto più giovane, ma ogni tanto fa piacere tornare ad trastullarsi con qualche titolo con un'impostazione così elementare come questo Twinkle Tale, un via di mezzo tra uno shooter alla Xevious, uno esplorativo tipo i primi Zelda, ed il buon vecchio Kiki Kaikai, il titolo che più di tutti me l'ha ricordato.



Il gioco è piuttosto lungo e ci propone diverse ambientazioni, molti nemici differenti, nonché diversi tipi di ostacoli, non facendoci mancare nemmeno un buon numero di boss e mid-boss. La cosa bella è che, almeno all'inizio, Twinkle Tale non è un gioco troppo difficile: permette, volendo, un approccio cauto visto che lo scrolling non è forzato (anche se, lo si scopre presto, essere cauti qui non paga eccessivamente), e soprattutto non richiede la costante memorizzazione di pattern e percorsi come spesso capita in giochi d'azione arcade di questo tipo. Mi sono trovato spesso a dover improvvisare azioni con successo, anche se proseguendo nel gioco i punti critici in cui invece è necessario sapere in anticipo cosa fare sono diventati mano a mano sempre più numerosi, ma senza aver mai raggiunto i livelli di esasperazione tipici di giochi dove la memorizzazione è tutto, come i vari Ghost'n'Goblins.



La prima metà di Twinkle Tale è abbastanza alla portata di tutti, bastano poche partite per prendere le misure anche nelle varie fasi più concitate, e addirittura ho sconfitto un paio di boss al primo tentativo. Poi le cose peggiorano e i momenti "bullet hell" iniziano a rappresentare un ostacolo che può portare alla frustrazione. La buona varietà di armi (tre, con tre diversi livelli di potenziamento), le belle ambientazioni e la varietà di quello cha accade (c'è anche un livello in cui si vola in pieno stile shooter classico) tuttavia fanno da contraltare a questo difetto e mi hanno incentivato ad andare avanti, almeno fino ad un certo punto.



Invece non mi hanno esaltato le fasi "labirintiche" in cui si vaga per diverse stanze senza capire bene dove bisogna andare, con mostri a volte infiniti e in cui è persino possibile tornare indietro e cambiare strada, ma a parte questa fase particolare mi sono davvero divertito per diverse ore sparacchiando con questo giochino, qui in Italia praticamente sconosciuto. Non è certamente un gioco per tutti, ma col fatto che via emulatore si può salvare in qualunque momento, Twinkle Tale diventa un gioco fruibile da tutti ed estremamente divertente, soprattutto se cerchi un'esperienza molto "retro" e un videogame che abbia davvero il feeling da sala giochi.



sabato 3 agosto 2019

Il primo Phantasy Star




Phantasy Star - 1987 - Versione Sega Master System 

Mi è piaciuto molto giocare a questo Phantasy Star, perché pur essendo un titolo molto primitivo è pur sempre un gioco di ruolo, prodotto con un certo criterio e tanti buoni propositi. Il sistema di gioco ricorda un po' un incrocio tra i primi Ultima e The Bard's Tale, con incontri casuali che si risolvono dando ordini via menù ai vari membri del party.



Chiaramente è un gioco del 1987, quindi è normale che abbia delle caratteristiche cosi limitate, in linea per altro con quanto si vedeva in quegli anni, sempre in tema di giochi di ruolo, su Pc o su home computer. Si intravedono però già le basi di tanti meccanismi che poi prenderanno piede in questa tipologia di giochi e che bene o male ci portiamo dietro ancora adesso.



Ad esempio abbiamo una mappa del mondo (anzi dei mondi, visto che il gioco si svolge su tre diversi pianeti), che diventa esplorabile gradualmente solo con l'acquisto dei determinati mezzi di trasporto, o ancora possiamo citare un altro elemento tipico, cioè i cestini sparsi per i labirinti, così come anche il party composto da 4 individui che si vanno via via ad integrare al gruppo.



I labirinti sono in prima persona, e ricordano molto per l'aspetto Dungeon Master, pur dando una maggiore sensazione di movimento, rispetto a questo gioco, grazie as una sorta di fluida transizione da una cella all'altra, presente anche quando ci si volta. Ovviamente però non si può interagire con nulla, ed è altrettanto ovvio che sia necessario disegnarsi delle mappe per venirne a capo. 



La trama si dipana attraverso scarni dialoghi, ed è necessario molto spirito di esplorazione anche solo per capire dove andare. Questo è forse il punto più debole del gioco: una certa cripticità che costringe a vagare in mezzo ad ore di scontri casuali, necessari anche solo per livellare ed accumulare moneta. Peccato perché l'aspetto ludico è piacevole e la sfida è intrigante.



In definitiva un buon gioco di ruolo anni 80 in perfetto stile computer , ma sorprendentemente ben fruibile con il pad, che però risente eccessivamente della necessità di mappare e di fare un sacco di livellamento, sempre contro gli stessi mostri, e pertanto un prodotto non adatto ai giocatori moderni.