venerdì 20 novembre 2020

Duke Nukem 3D: piece of cake!

 



Duke Nukem 3D - anno 1996 - Versione VGA


Giocare a Duke Nukem 3d dopo ben 24 anni che l'avevo giocato e finito fa uno strano effetto. Innanzi tutto è un gran bel tuffo nel passato, l'esperienza che ho vissuto con questo gioco praticamente risale ad una vita fa! Ma dal punto strettamente ludico nella mia mente s'è fatto un percorso di pensieri che partendo dal "cavoli che grafica orribilmente pixelata e che ambienti vuoti! Come potevamo trovare bello un gioco con quest'aspetto, quando c'era in giro della pixel-art cento volte più bella?", sono poi passato al "beh tutto sommato, per l'epoca, la grafica ere fluida ed erano i primi mondi in cui si potesse veramente camminarci dentro in prima persona", per arrivare alla fine, dopo un paio di ore di gioco, al "mamma mia questo gioco, per quanto pixeloso e graficamente spoglio è davvero divertente!".



Pur avendoci fatto un solo "playthrough" nel 1996, dopo tutti questi anni mi è capitato di ricordarmi ancora alcuni passaggi, molti dei nemici, e alcune delle situazioni buffe e sboccate che ti propone il gioco. Mi sono anche ricordato che sul mio 486 il gioco andava un pochino a scatti, ma solo fino al giorno in cui ho trovato su un cd dei driver ottimizzati per il chipset della mia VGA, e da quel momento la grafica divenne fludissima: fu la prima volta in cui scoprii che si potevano aggiornare i driver della scheda video!



Pur non trattandosi del mio genere preferito di videogiochi, all'epoca apprezzai tantissimo il Duca (un po' come tutti del resto) perché questo gioco tecnicamente era avanti, i livelli erano molto evocativi e pieni di segreti e cazzatine varie, e il nostro alter ego era sboccato e tamarro. Quest'ultima cosa sembrerà un'inezia, ma era qualcosa di nuovo per noi giocatori.



In ogni caso giocare oggi a Duke Nukem è sicuramente solo un'operazione nostalgia, né più né meno. Il gioco è divertente ma la quasi totalità degli spara-spara usciti successivamente è decisamente fatto meglio, per cui ti consiglio di cimentarti con questo storico titolo solo se già avevi avuto l'opportunità di gustarselo tanti anni fa e vuoi fare un tuffo nel passato.




martedì 17 novembre 2020

75969: La torre astronomica

 


Set 75969 - pezzi 938 (anno 2020)


Questi nuovi set della serie Harry Potter si portano dietro gli stessi pregi e difetti già riscontrati nei set degli anni precedenti. Partendo dai pregi abbiamo una considerevole quantità di omettini (tutti discretamente caratterizzati), un'ambientazione affascinante e piuttosto aderente alla controparte "reale", e una cura nei particolari fuori dal comune, sia per le strutture che per la mobilia presente al loro interno. 



D'altra parte però abbiamo ambienti veramente minuscoli, con stanze dove ci sta dentro - a stento - un solo omettino alla volta, e questo è veramente l'aspetto peggiore di tutti. Che senso ha mettere la serra con le mandragore se non si riesce a farci entrare praticamente nessuno? Idem per la torre con il telescopio, o la stanza da letto. In questo caso poi ci sono anche dei tavoli e altri oggetti extra che non ci stanno nella struttura, se non mettendoli mezzo dentro e mezzo fuori. Basterebbe un 20% di maggiori dimensioni per risolvere in modo soddisfacente il problema, considerato poi - altro difetto endemico della serie - che questi set costano una fucilata. 100 euro per meno di 1000 pezzi, di cui il 50% minuscoli, mi pare davvero troppo.



Un altro piccolo problema è rappresentato dai pezzi del castello, che in alcuni casi sono - al solito - pezzi grossi a forma di parete, quando avremmo preferito costruire i muri a mano assemblando mattoncini! Ciliegina sulla torta: gli adesivi che simulano i mattoni a vista... mah!Per il resto il set è comunque bello. Si tratta solamente di una piccolissima porzione di tutto il castello (per farselo tutto quanti soldi ci vogliono?), ma è comunque un bell'oggetto ed è ottimo anche come giocattolo (anche se molte parti si staccano con estrema facilità).

In definitiva quindi promuovo il set, ma i difetti ci sono e il costo è spropositato.


Valutazione 7.5/10

Prezzo nuovo eur 100 circa



domenica 15 novembre 2020

Jungle Hunt per Atari 2600



 Jungle Hunt - 1983 - versione Atari 2600

Fino a ieri non mi ricordavo assolutamente nulla dell'estate dell'83, ma poi ho preso in mano questo vecchio Jungle Hunt e come per incanto mi sono tornate in mente tante cose relativamente a quell'anno, e in particolare del mese di agosto; adesso ricordo persino il libro coi compiti delle vacanze! È incredibile come un semplice giochino possa riaprire i cassetti della memoria, che è di solito un "potere" che viene riconosciuto solo alla musica ma che secondo me vale allo stesso modo con i nostri amati videogiochi, anzi sono convinto che valga ancor di più.



Ora ricordo bene che ho passato un mese intero giocando assiduamente con questa cartuccia che, pur essendo molto lontana per grafica e giocabilità dalla controparte "da bar", era stata comunque realizzata con una certa cura e nel complesso era piacevole da giocare, rappresentando anche una discreta sfida. Tutte le quattro fasi del gioco originale ci sono, anche se un po' più semplici da affrontare, non essendoci ad esempio la scimmia sui rami o le bolle nel fiume. La grafica, in linea con le infine capacità del VCS, è blocchettosa e molto poco definita, ma la resa finale è dignitosa, contando addirittura di una specie di scrolling parallatico! Peccato solo che la fase contro i massi rotolanti sia tristemente in pianura, altrimenti non averti avuto alcun appunto da muovere contro l'aspetto tecnico del gioco. 



Devo ammettere che per non essendo mai stato tra i miei giochi preferiti, questa conversione era e resta ancora divertente da giocare. All'epoca la pagai 92000 lire, una fucilata, e quindi mi sentivo moralmente costretto a farmela durare, ma ancora oggi, libero da pressioni, ho trovato piacevole investire una decina di minuti per arrivare a salvare almeno la prima ragazza. In definitiva penso che Jungle Hunt non sia certamente un titolo memorabile, ma si lascia giocare senza problemi e merita senz'altro un'occhiata.



venerdì 13 novembre 2020

Power Drift



Power Drift - anno 1988 - Versione Arcade


Di Power Drift non ho tantissimi ricordi, anche perché è effettivamente uno degli ultimi giochi arcade con cui mi sono cimentato in carriera, ed era in un periodo in cui ormai giocavo praticamente soltanto a casa. Pur essendo stato pubblicato nell'88 non credo di averci mai messo le mani sopra prima del '90 e in ogni caso non ci ho mai fatto tantissime partite (forse anche perché costava 500 lire a partita), per cui non sono mai stato bravissimo, tutt'altra, e oggi infatti non ricordo più a memoria nemmeno le prime piste. Quello che ricordo benissimo è invece quanto fosse figo il cabinato col sedile idraulico, che si inclinava e che, soprattutto, aveva uno schermo enorme, e quando dico enorme intendo che era davvero grosso. La grafica del gioco ti si riversava addosso velocissima e coloratissima, in un turbinio inebriante e psichedelico di pixel che ti si proiettava sulla retina degli occhi da un display grande come non ne avevo mai visti a casa mia. Era davvero impressionante.



Il fatto che il gioco fosse strutturato in stage molto brevi faceva sì che si potesse imparare con relativa velocità ove fosse necessario frenare per restare in pista, e a moltissimo serviva in quest'ottica osservare anche gli altri giocatori. In pochi giorni diventava quindi possibile arrivare in fondo ad uno degli slot da 5 gare su cui era possibile scegliere di giocare, ma ci voleva molta abilità (e culo) per arrivare sempre primi e sbloccare di conseguenza il mitico sesto livello, quello bonus. Questo meccanismo rendeva il gioco non eccessivamente frustrante, ma creava una sorta di dipendenza nei giocatori che si trovavano a fare e rifare all'infinito sempre le stesse piste per arrivare a primeggiare. Insomma, Power Drift era una droga!



Oggi il gioco resta divertente e, se giocato su uno schermo molto grosso come sto facendo adesso a casa mia, fa ancora una certa figura. I grossi elementi grafici che schizzano via inclinandosi r ridimensionandosi, rendono ancora abbastanza bene l'idea delle piste, e i personaggi disegnati in pixel art sono addirittura leggendari! Grazie anche ad una buona varietà di piste Power Drift rimane quindi anche oggi un ottimo gioco di corse arcade ,capace di regalare tanto adrenalinico divertimento. Peccato non poter usufruire del cabinato originale, ma anche con un semplice joypad e un televisore di 60 pollici non mancherà di divertirti almeno per un pomeriggio.


giovedì 12 novembre 2020

2048+

 


2048+ - anno 2014 - Versione Android


Non parlo mai di giochini per cellulare, ma due parole su 2048 e sul suo "seguito" 2048+ vorrei spenderle. Questo è uno dei pochi giochi che sono saldamente installati sul mio telefonino praticamente da quanto sono stati pubblicati. Il motivo è semplice: si gioca in solitaria, da soli contro se stessi, e la partita può essere interrotta e ripresa senza problemi e in maniera istantanea, rendendo questo gioco ideale anche per brevi pause di pochi secondi! 

2048 è un rompicapo semplicissimo: in una tabella di 4x4 celle (che nella versione 2048+ diventa ampia fino a 8x8) compare, ad ogni turno, un quadratino pieno con dentro un numero che normalmente è un 2, alle volte può essere un 4. I turni si svolgono con un semplice gesto che non fa altro che ammucchiare tutti i quadratini contro quel lato della tabella verso il quale li si spinge con quel movimento. Quindi tutti questi quadratini possono essere sballottati verso uno dei quattro lati, dove andranno a compattarsi. Se due quadratini con lo stesso numero si urtano scompariranno lasciano al loro posto un solo quadratino con scritta sopra la loro somma. Quindi ad esempio due quadratini con dei 4 formeranno un 8. Il gioco prosegue fintanto che c'è spazio nella griglia (ricorda che ad ogni turno compare in modo casuale un quadratino nuovo) oppure se si riesce ad ottenere, attraverso tutte queste somme, un quadratino con valore 2048.



Se giocando alla versione base le partite durano comunque pochi minuti, la tabella 8x8 si presta a partite di ore e ore visto che raggiunto il 2048 si può comunque continuare ad oltranza verso punteggi stratosferici. Come si vede dalle foto qui sopra nella mia partita attuale ho persino una casella da 65536! 

Un aspetto del gioco che a me piace molto, e che mi fa veramente sentire un nerd, è che ovviamente i quadratini hanno tutti valori che sono potenze di 2 e io so la tabella delle potenze di 2 a memoria (fino alla sedicesima) fin da quando avevo 13 anni, quindi in un certo senso mi sento a casa!

A parte quest'ultima scemenzuola il gioco, nella sua semplicità, è una piccola meraviglia e ti consiglio assolutamente di provarlo.

martedì 10 novembre 2020

Phoenix

 


Phoenix - 1982 - Versione Arcade


Ho sempre visto Phoenix, fin dal primo incontro, come una semplice evoluzione di Galaxians, da cui riprendeva ogni elemento, ad iniziare dal cielo stellato che se è vero che qui è più curato perché si vedono pianeti e comete, tutto sommato in un certo senso è meno bello perché le stelle non brillano come in Galaxians. Questo gioco introduceva però anche grosse novità, come una certa varietà nelle ondate di nemici che mutavano colore, velocità e formazione, e per la presenza di alieni mutaforma (da uova a rapaci) e soprattutto perché c'era un bel boss di fine livello: la mitica astronave madre con il capo degli alieni al suo interno! 



Quando giocavo a Phoenix ero solo un bambino di 11 anni e pur avendo già una certa esperienza nel campo dei videogiochi quando arrivavo all'astronave madre mi prendeva il panico: questo enorme oggetto che piano piano si avvicinava mi faceva davvero venire l'ansia e finivo per farmi sopraffare dagli alieni più piccoli che continuavano a spararmi contro. Insomma: non ero un gran che bravo a Phoenix, se non altro nella sua versione arcade (discorso diverso per la versione Atari 2600, con la quale ho passato un'estata intera... ma ne parlerò un'altra volta), ma le mie belle 200 lire ce le ho messe spesso e volentieri.



Oggi Phoenix è ancora piuttosto divertente da giocare. Certamente non è molto vario, ma è anni luci meno monotono di Galaxian, e può contare su un gameplay comunque molto reattivo e fresco. Non è certamente un titolo da passarci i pomeriggi sopra, ma ha ancora un suo certo fascino che lo rende magnetico. Se possibile andrebbe però giocato su schermo verticale.



venerdì 6 novembre 2020

40351: C'era un fantasmino che mi inseguiva


 Set 40351 - pezzi 136 (anno 2019)


Questo set della serie Brickheadz è molto carino, perfetto per la sera di Halloween, e riproduce un soggetto interessante e ben fatto. Carina anche la presenza di alcuni oggetti accessori, come il secchio con le ossa, la tomba con ragno e pipistrello e l'immancabile zucca. Ecco, non trovo comunque corretto che la presenza di queste piccole cose giustifichino una scatola grossa il doppio e, soprattutto, dal costo doppio! 20 euro per una Brickheadz singola, 136 pezzi, mi sembra davvero eccessivo. Per questo motivo il voto, 6 e mezzo, è una media tra l'oggetto in sé, che è da 8, e il prezzo che è da 5.

Carino, infine, l'utilizzo di piedini trasparenti per dare l'illusione che il fantasmino fluttui.

Valutazione 6,5/10

Prezzo nuovo eur 20

mercoledì 4 novembre 2020

The Elder Scrolls: Arena


 

The Elder Scrolls: Arena - 1994 - Versione PC


Arena è il primo, vetusto, gioco della fortunata serie di Elder Scrolls, ma all'epoca in cui uscì per me e per tutti quelli che ci giocarono era solo un fantastico nuovo gioco di ruolo che un po' ricordava Legend of Valour ma che era molto ma molto più figo, con una grafica fantastica, tantissima atmosfera e un'immersività mai provata prima! 



Creato un personaggio, già riuscire a portarlo fuori dal primo dungeon fu un'impresa di quelle che non dimenticherò mai, per quanto questo labirinto fosse intricato e pieno di nemici fortissimi. Così come difficilmente potrò scordarmi la meraviglia nel passeggiare all'aperto, tra le case della città o nelle campagne sotto una nevicata o nella nebbia. 



Oggi, inutile sperare il contrario,  tutto questo fa ridere: la grafica fa pena con texture tristissime e personaggi bidimensionali, senza contare il fatto che tutti gli elementi sono riciclati all'infinito. Così come è infinito il mondo che viene generato proceduralmente se si decide di passeggiate in cerca di labirinti casuali. 



All'epoca arrivai piuttosto avanti nella trama, ma non ebbi mai l'ardire di portare il giro a termine, soverchiato da una quantità di bug e crash che avrebbero indispettito chiunque. E comunque dopo poche ore Arena diventa eccessivamente ripetitivo e anche la crescita del personaggio non regala chissà quali sorprese. Insomma le premesse erano fantastiche ma purtroppo non c'era abbastanza sostanza per fare di questo gioco in classico. E infatti oggi sconsiglio a chiunque di provarlo se non per tentare giusto di uscire dal primo dungeon. 



sabato 31 ottobre 2020

Hexen: beyond Heretic

 



Hexen: beyond Heretic - 1995 - versione PC

Come tutti fui travolto dall'ondata Doom (praticamente la killer application che decretò la morte dell'Amiga in favore del PC da gioco), e come molti provai anche Heretic, un gioco praticamente uguale a Doom ma dall'ambientazione fantasy. Magari un giorno parlerò di questi due titoli, ma oggi vi parlo di Hexen, il seguito diretto di Heretic.



Prodotto dalla mitica Raven Software, già autrice del bellissimo Black Crypt, pur essendo annoverabile tra i cloni di Doom, presenta diverse caratteristiche che me lo fecero amare tantissimo. Oltre all'ovvia ambientazione fantasy, questo gioco dava la possibilità di personalizzare un minimo l'esperienza di gioco, già all'inizio, grazie alla possibilità di scegliere la classe del proprio personaggio, avvicinando questo spara-spara in prima persona ad un rudimentale gioco di ruolo.



Inoltre i livelli erano molto intricati, con tanti teletrasporti con cui saltare avanti e indietro per le diverse ambientazioni che il gioco proponeva. Insomma, oltre a dare tonnellate di mostri da blastare, c'era un vero e proprio mondo da esplorare in lungo e in largo, che richiedeva la risoluzione di alcuni enigmi per poter essere attraversato. La formula era sempre la stessa vista in Doom, ma l'esperienza di gioco risultava molto più spessa e degna di essere giocata. 



Oggi Hexen si lascia giocare, chiudendo un occhio sulla grafica pixellosissima (ma come faceva a piacerci??) e sopportando la piattezza dei nemici, sagome di pixel senza alcuna profondità. Non è certamente un gioco che oggi possa definirsi profondo, ma il suo mondo è divertente da esplorare e qualche ora in sua compagnia scorre serena. Potrebbe essere interessante da provare anche se non ci hai mai giocato prima.



giovedì 29 ottobre 2020

854049: Palline di... Halloween



 Set 854049 - pezzi 131 (anno 2020)


Con 131 minuscoli pezzi si fanno 2 minuscole palline di lego, che grazie a degli (odiatissimi) adesivi acquistano le sembianze di una zucca di Halloween e di un pipistrellino. Diciamolo, sono carine, e con il nastrino contenuto nella confezione si possono appendere in giro rallegrando la festa più cupa dell'anno. Ma diciamolo anche questo, non valgono il prezzo pieno. Per fortuna a me la Lego le ha mandate in regalo (e la ringrazierò per sempre) perché altrimenti mi sarei sentito un po' rapinato a spendere 10 euro per questi due oggettini di plastica piccola piccola.


Valutazione 5/10

Prezzo nuovo eur 10

martedì 27 ottobre 2020

Salt and Sanctuary

 


Salt and Sanctuary - anno 2016 - Versione Playstation4 e PsVita


Riguardo a Salt and Sanctuary ci sarbbero tantissime cose da dire, ma spesso si riassume il tutto definendo questo gioco come un "Dark Souls in 2d". In effetti questa definizione ci sta tutta in quanto il gioco ha praticamente le stesse identiche meccaniche ed atmosfere del capolavoro FromSoftware. Il fatto che sia in 2d lo rende probabilmente un pochino più facile da padroneggiare, pur introducendo blande sezioni in stile piattaforme (per le quali non è richiesta quasi alcuna abilità nel salto, grazie al cielo) e diversi elementi di back-tracking (ritorno sui propri passi) come nei giochi in stile Metroid. 



Non mancano però tante ambientazioni diverse, con scorciatoie e segreti degni di quanto visto nei vari Dark Souls, così come non mancano Boss molto difficili, fiaschette e mostri che si rigenerano nei punti di ristoro, molte armi ed armature da sperimentare. Insomma se ti è piaciuto Dark Souls, questo è il gioco che fa per te, in tutto e per tutto. Non farti scoraggiare dall'impostazione 2d: io personalmente detesto i platform game, quindi credimi se ti dico che Salt & Sancturay non è affatto un gioco di piattaforme.



Tecnicamente il gioco è molto valido, con una grafica in pixel art curatissima e molto definitiva. I comandi rispondo alla perfezione e il sonoro è abbastanza elaborato (pur se le musiche sono minimali, nella migliore tradizione dei Souls). Non ho veramente appunti da muovere, di alcun tipo, verso questo gioco: tutto quello che deve dare lo fa alla perfezione. E portarlo a termine non sarà una passeggiata. Io l'ho giocato e finito su PsVita, dove - va detto - il frame rate spesso traballa. Non c'è questo problema su Playstation 4, dove invece tutto va alla perfezione. Tra l'altro se lo compri su una delle due piattaforme puoi liberamente giocarlo anche sull'altra, pur non potendo godere dei salvataggi in comune, purtroppo.

Un gioco eccellente, difficile il giusto, piuttosto longevo e ricco di sorprese. Straconsigliato.



domenica 25 ottobre 2020

Green Beret



Green Beret - 1986 - Versione Commodore 64


La premessa è d'obbligo: al bar, a Green Beret, ci ho giocato pochissime volte. Il gioco non mi piaceva come ambientazione né come meccaniche, e lo trovavo abbastanza frustrante. Probabilmente la vmacchina con cui ebbi a che fare aveva i deep switch settata sul difficile, perché ricordo che anche fare fuori il primo boss con i cani era un'impresa difficilissima. Una cosa però mi era rimasta impressa (oltre al fatto che il sonoro era bello potente), cioè il fatto che lo schermo del cabinato era molto grosso e quindi i vari elementi (tipo i missili orizzontali sullo sfondo, o il ponte di metallo) avevano un'aria massiccia e minacciosa. 



Quando mi arrivò la versione per Commodore 64 la prima cosa che notai era che questi elementi invece sembravano piattissimi e piccoli, quindi ne restai parecchio deluso. Ero e resto dell'idea che graficamente si poteva fare di più, e questa forse è l'unica grande pecca di questa trasposizione casalinga. Per il resto infatti il gioco si lascia giocare molto bene, ed anche se lo schema di attacco dei nemici è davvero troppo ripetitivo, Green Beret è divertente e ricco di momenti d'azione pura.



Oggi purtroppo si notano tutti i limiti di un gioco che è stato spremuto senza troppa convinzione per stare in una macchina già troppo limitata in partenza. All'epoca era senz'altro un titolo valido, oggi è un po' troppo ripetitivo e privo di mordente per meritare attenzione.